lunedì, 22 giugno 2009

L'Italia è il Paese Ue dove è più alto il carico fiscale sul lavoro. Lo ha reso noto oggi Eurostat in base al confronto effettuato sui dati relativi al 2007.

Secondo Eurostat nel Belpaese le tasse e i contributi sociali rappresentano il 44% contro il 34,4% della media comunitaria (34,3 nella zona euro). I livelli più bassi spettano a Malta (20,1%), Cipro (24%) e Irlanda (25,7%), mentre i più dati alti, dopo quelli italiani, si trovano in Svezia (43,1%) e Belgio (42,3 per cento).

Nel complesso, la pressione fiscale in Italia nel 2007 ha raggiunto il 43,3%, in aumento rispetto al 42,1% del 2006, e contro una media europea del 39,8% e del 40,4 dei Paesi della zona euro.

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/06/eurostat-fisco-lavoro-tassazione.shtml?uuid=ce33af9a-5f15-11de-b8ec-b5bd5d49d50c&DocRulesView=Libero

Se la sinistra italiana (quello che ne é rimasto dopo il collasso delle ultime due tornate elettorali) pensasse di piú a fare politica e meno a scattare foto a Silvio Berlusconi, e se i sindacati pensassero di piú a curare gli interessi dei lavoratori nel Sistema Paese e di meno i loro interessi in quanto sindacati, forse riusciremmo a far capire a questo popolo di caproni che, mentre la Lega sfonda a sinistra portando acqua al mulino del Governo, le tasse sul lavoro restano alte (se non sono addirittura aumentate isa con Prodi che con berlusconi) e di fatto rendono sempre piú ampio il divario tra ricchi e poveri, anzi tra ricchi e consumatori, e rendono sempre piú impossibile il sogno americano del riscatto sociale: se naci consumatore (cioé povero) morirai consumatore e analfabeta e schiavo di un contratto che ti vincolerá al posto di lavoro, cioé ti costringerá a pagare le tasse piú alte d'Europa per avere i servizi piú scadenti d'Europa, e tutto perché in Italia non bisogna toccare i patrimoni dei ricchi rampolli...ma ormia i ricchi rampolli non ci sono piú, ci sono solo le ricche famiglie malavitose (Mafia, Camorra, Ndrangheta, Sacra Corona Unita) che devono tutelare i loro investimenti e le loro immobilizzazioni. Il sogno mafioso é realtá: lo Stato dipende dalla Mafia, legifera per la Mafia e protegge gli interessi della Mafia!

Simbolo dei massoni

giovedì, 18 giugno 2009

Il mercato dei carburanti del Mediterraneo corre all'impazzata, tornando ai livelli di ottobre su benzina e gasoli. Il primo prodotto infatti si è attestato ben oltre la soglia dei 700 $/t e il secondo ha sfondato i 600 $/t. Come se la crisi dell'economia reale sia un dettaglio insignificante; che vede i consumi petroliferi scendere di mese in mese.

Fonte: http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx?id=73245 

Assistiamo anche quest'anno, con riso amaro (se non anche con una smorfia di sofferenza che é indice di un moto di ribellione soffocato sul nascere), alla solita impennata tutta italiana dei prezzi dei carburanti in vista degli esodi previsti per le vacanze estive.

Questo é il solito trucchetto che viene posto in essere da ogni governo (dal secondo dopoguerra ad oggi): ogni festa comandata e ogni volta che si avvicina l'Estate le lobby del petrolio e il governo si accordano per alzare i prezzi, cosí le Compagnie fanno un pó di profitti in piú, il Governo intasca le tasse (indirette pagate dal cittadino quando va alla pompa di benzina...poi scaricate in parte da chi ha partita IVA) in proporzione ai litri di carburante venduto e poi in base ai profitti (questi peró spesso celati da abili "artisti" del bilancio in pareggio o in lieve perdita) delle Compagnie petrolifere.

In questo modo chi colpisce il governo?

Ovvio, i lavoratori dipendenti, cioé chi non puó spostare le ferie o (peggio) ha la chiusura forzata degli uffici ad agosto!

I liberi professionisti e in generale chi ha la partita IVA, invece, puó decidere (poi ovviamente sta a loro) se "staccare la spina" in un altro periodo dell'anno, anche prendendo le ferie last minute.

Stesso discorso puó farsi per le tasse: i lavoratori dipendenti hanno il sostituto d'imposta che paga le tasse in anticipo ma con i soldi dei dipendenti e non puó "inventarsi" evasioni (o scarichi facili) in alcun modo.

Chi ha la partita IVA invece, oltre ad avere la possibilitá di scaricarsi le famose "spese di rappresentanza" (in cui finiscono spesso cene per compleanni di amici e parenti o viaggi di piacere e non di lavoro), ha la possibilitá di giocare sui profitti realmente percepiti nel periodo d'imposta precedente, in modo da pagare meno acconto d'IVA per il trimestre (o nel mese) successivo.

Ancora una volta, quindi, le tasse le pagano sicuramente i lavoratori dipendenti e in modo approssimativo chi ha la partita IVA!

A ció si aggiunga che i Sindacati anni or sono hanno stipulato un accordo tacito con l'allora classe dirigente secondo il quale gli stipendi dei funzionari, degli operai, e degli esecutivi devono essere fermi sul minimo sindacale...ovunque, sia nel pubblico che nel privato!

Perché? Per il falso principio dell'uguaglianza che ci vorrebbe tutti uguali e appiattiti su un rendimento basso da minimo sindacale...da qui l'arte tutta italiana dello spalmare sui 22 (circa) giorni lavorativi al mese il proprio impegno, in modo da rendere il minimo per avere il massimo dal salario e poter sorridere a fine mese pensando: " anche stavolta l'ho fatta franca e ho lavorato di meno di quello per cui sono pagato!"

E questa é una delle concause della scarsa competitivitá delle aziende italiane: i lavoratori non sono spinti a fare meglio e di piú, ma peggio e di meno...e questo da almeno 30 anni, se non 40.

Quindi le tasse le pagano i poveri!

Tornando al discorso iniziale, é evidente come scelte politico - sindacali sbagliate e "pilotate" dal necessario rendimento di alcune lobby abbiano influito sull'educazione del popolo italiano, minandone il rendimento lavorativo, la correttezza, la moralitá e rendendo i cittadini un semplice prodotto ad uso e consumo delle grandi societá che ci si litigano in termini di market share.

Se a ció si aggiunge il fatto che non esistono societá che abbiano le "mani libere" (perché sono tutte spinte a chiedere capitali alle banche...anche perché le leggi prevedono che il capitale di credito concesso dal fonti esterne sia considerato una fonte di finanziamento esterna e non vada nell'attivo del bilancio, ma nel passivo perché sono soldi che presto o tardi la compagnia dovrá restituire alla banca), é evidente che le decisioni su di noi le prendano le banche!

giovedì, 04 dicembre 2008

La Banca centrale europea ha tagliato i tassi di interesse di 75 punti base, portandoli dal 3,25% al 2,50%, ossia al minimo da maggio 2006. La manovra è stata più ampia rispetto al taglio dello 0,50% atteso dalla maggior parte degli economisti. Il tasso sui depositi scende quindi al 2% e quello marginale al 3 per cento. «Il livello di incertezza resta eccezionalmente alto», ha detto il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, secondo il quale ci sono «rischi di una ulteriore contrazione dell'attività economica» in Eurolandia. La Banca centrale prevede, infatti, recessione per il 2009, con una contrazione dello 0,5% del prodotto interno lordo dell'area Euro. Il presidente Trichet ha spiegato che le pressioni inflazionistiche sono diminuite e i prezzi «potrebbero scendere ancora», anche se questo «non influenzerà le decisioni di politica economica», vista, appunto, l'incertezza delle prospettive. «I rischi per la stabilità dei prezzi sono ora più bilanciati che in passato», ha dichiarato Trichet, che auspica che l'attuale crisi economica possa essere un'occasione per riformare i mercati.

Jean Claude Trichet



Ancora più consistente la riduzione dei tassi di interesse da parte della Banca d'Inghilterra, un intero punto percentuale in meno, con cui il livello di riferimento del costo del danaro scende al 2 per cento, il livello più basso dal 1951 (fissato addirittura nel 1939). Si tratta di un'altra manovra aggressiva da parte della politica monetaria britannica, per un'economia che appare sempre più compromessa dalla crisi globale e dal crollo del suo mercato immobiliare. A inizio novembre la Bank of England aveva già tagliato i tassi di un punto e mezzo.

Sempre oggi, la Svezia ha già varato un maxitaglio dell'1,75%, abbassando i tassi al 2% e la Nuova Zelanda ha deciso un ribasso dell'1,5% al 5%. A metà dicembre si riunirà il board di politica monetaria della Federal Reserve che dovrebbe decidere un ulteriore ribasso del costo del denaro negli Stati Uniti.

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lunedì, 13 ottobre 2008

11.45 - Continuano a piovere gli ordini di acquisto sull'S&P Mib. Ben quattro titoli registrano rialzi a due cifre: Banco Popolare +17,4%, Fastweb +12,5%, Bpm +11,8%, Intesa +10,5 per cento. Appena dietro troviamo Fiat +9,5%, Impregilo +9,1%, Enel +9,1%, Seat +9% e Tenaris +9 per cento.

11.21 - Le principali piazze finanziarie europee ampliano i rialzi a metà mattinata. Il Cac40 di Parigi guadagna il 7%, il Dax di Francoforte segna +6,5% e l'Ftse100 di Londra è in rialzo del 6,3 per cento. Sulla piazza inglese tonfo per Hbos (-18,6%) dopo che Lloyds Tsb ha annunciato una revisione dei termini della fusione, e Rbs (-17,7%) che ha annunciato un aumento di capitale da 15 miliardi di sterline. In volata tutti gli altri titoli, a partire da Tui (+19,2%) e Barclays (+14,7%). A Francoforte Hypo Re (+35%), Commerzbank (+18%) e Infineon (+15%), a Parigi Gdf Suez (+15,2%), Veolia (+12,3%), ArcelorMital (+12,3%) e Dexia (+12%).

10.32 - L'Europa amplia i guadagnai a un'ora e mezza circa dall'avvio, premiata dal piano anti-crisi per il sistema finanziario messo a punto dall'Eurogruppo. Parigi sale del 7,55%, Francoforte del 6,86% e Londra del 5,56%. A Milano il Mibtel guadagna il 7,33% e l'S&P/Mib il 7,63%. Balzano Fiat (+11,56% a 7,65 euro) sospesa per eccesso di rialzo, Banco Popolare (+14,09% e Intesa Sanpaolo (+11%).

10.07
- A Piazza Affari, sul listino principale,
Fastweb rimane sospesa, mentre Intesa (+11,2%) è stata sospesa per eccesso di rialzo. In fortissimi rialzo Fiat (+10%), Banco popolare (+11,5%), Impregiro (+9,9%), Seat (+9,8%), Fonsai (+9,7%), Mediaset (+9,3%) e Bpm (+9%). Molto bene anche Telecom (+7,4% a 80 centesimi) e Unicredit (+5,7% a 2,45 euro).

09.54
- Il piano anticrisi varato dai
leader dell'Unione Europea fa bene alle Borse del Vecchio Continente. E, a meno di un'ora dall'avvio delle contrattazioni, l'indice paneuropeo (Dj Stoxx 600) conferma i guadagni di oltre 5 punti percentuali (+5,74%), sulla spinta di una seduta positiva per le Borse asiatiche, di buon auspicio anche per la riapertura delle contrattazioni a Wall Street.

A guidare i guadagni è proprio Piazza Affari che vede lo S&P/Mib recuperare ben 6,9 punti percentuali, mentre seguono Londra (+4,85%), Parigi (+6,05%) e Francoforte (+5,87%).
L'andamento è migliore rispetto a quello registrato nella notte dai mercati asiatici, che hanno guadagnato mediamente 4 punti percentuali, in una giornata caratterizzata dall'assenza degli scambi a Tokyo, chiusa per festività.


In forte recupero nel Vecchio Continente proprio i titoli bancari, maggiormente tartassati dalla crisi scatenata ormai più di un anno fa dalla tempesta dei mutui «subprime» statunitensi. In deciso miglioramento UniCredit (+6,4%), al fianco di Barclays (+6,6%), Royal Bank of Scotland (+5,3%). In salita anche i petroliferi sulla spinta del prezzo del greggio, tornato nella notte sopra la soglia degli 81 dollari al barile. Ne beneficiano Bhp Billiton, che balza di 7,2 punti percentuali, e Rio Tinto che vola oltre l'11 per cento. Bene a Parigi Total (4,8%) e Royal Dutch Shell (+5,7%).

La Borsa di Londra guadagna il 4,85%, Parigi il 6,05%, Francoforte il 5,87%, Madrid il 5,11%, Amsterdam il 4,94%, Stoccolma il 6,72%, Zurigo il 5,87 per cento.


9.22 -
UniCredit segna in apertura un rialzo dell'8,3% e Fiat del 6,46 per cento. A guidare i rialzi ci sono poi il Banco Popolare (+9,15%) e la Bpm (10%). Segni positivi inoltre per Intesa SanPaolo (+7,84%), Seat Pagine Gialle (+7,22%) e Unipol (+7,41%). Bene anche il tandem Eni (+8%), Enel (+8,11%).


9.20
- Apertura in netto rialzo in Borsa in tutta Europa, all'indomani delle nuove misure varate dall'eurozona nel fine settimana. Parigi e Francoforte guadagnano più del 5%, come Londra. Madrid + 4,2% e Zurigo +4,6 per cento. Milano parte sottotono: Mibtel segna +2,16% e l'S&P Mib +1,86 per cento. Sedici titoli dell'S&P Mib, tra cui Unicredit, non sono riusciti ad aprire per eccesso di rialzo. Poi anche Piazza Affari prende il volo e si allinea ai listini europei: alle 9.25 il Mibtel guadagna il 5,7% e l'S&P segna +6,07 per cento.

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/10/borsa-listini-azionari.shtml?uuid=d415feb2-98f6-11dd-a43f-ac2495d45d25&DocRulesView=Libero

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lunedì, 13 ottobre 2008

Da oggi il sistema bancario britannico non sarà più lo stesso. Lo Stato ha infatti deciso di entrare in forze con una presenza che non si vedeva dai tempi dell'immediato dopoguerra. Le grandi banche inglesi hanno infatti annunciato un piano di ricapitalizzazione da 43,5 miliardi di sterline che potrebbe portare la quota in mano pubblica al 60% nel capitale di Royal Bank of Scotland e al 40% di Hbos e Lloyds Tsb, due colossi in via di fusione forzata sotto l'occhio benevolo del Tesoro. In soldoni, Rbs riceverà una ricapitalizzazione da parte dello Stato da 20 miliardi di sterline di cui 15 miliardi in azioni ordinarie e 5 in privilegiate, mentre Lloyds e Hbos riceveranno 17 miliardi. Barclays conta invece di farcela da sola a reperire i 6,5 miliardi di sterline di cui ha bisogno. Del totale 2,5 miliardi verrebbero dai risparmi dell'abolizione del dividendo nella seconda metà dell'anno e un miliardo da altri tagli ai costi. Al momento sono tutte cifre indicative perchè dipende da quanta è la disponibilità del mercato di partecipare all'operazione. LA cifra di 43,5 miliardi è il tetto massimo richiesto per fare fronte a quello che gli esperti hanno chiamato uno scenario estremo, uno tsunami sui mercati finanziari.

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/10/banche-inglesi-tornano-sfera-pubblica.shtml?uuid=1654f9ce-98ff-11dd-a43f-ac2495d45d25&DocRulesView=Libero

 

Portasse male G. Brown?! Gli inglesi ormai ne sono più che certi...ma lo stesso rischio lo corre il berlusca: nel 2001 è andato al governo e l'11 settembre c'è stata la tragedia delle torri gemelle con la conseguente crisi economico-finanziaria, durata quasi quattro anni, con rimbalzi di Borsa e qualche speculazione. Ciò è stato dovuto ovviamente anche agli attentati dell'11 marzo 2004 a Madrid e del 7 luglio 2005 a Londra. Quando la crisi pareva ricomposta e l'economia stava ripartendo, ha vinto le elezioni Prodi che ha ammazzato la ripartenza dei mercati riducendo la crescita dell'economia italiana al +0,1%. Nel frattempo è scoppiata la crisi dei mutui americani sub-prime. Ora nel 2008 ha rivinto le elezioni il cavaliere ed ecco una nuova crisi dell'economia mondiale, crisi anche peggiore di quella del 1929.

Ma un rinnovamento della classe politica non sarebbe opportuno sia a destra che a sinistra?!

...anche perchè, come diceva Napoleone, i generali devono essere innanzitutto fortunati!

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domenica, 28 settembre 2008

Odio i ladri e pure l'apparato statale che li lascia fare per poter investire più soldi pubblici nelle forze armate a difesa del nulla!

Ma vi rendete conto in che razza di Paese viviamo?!

Scuola Di Ladri 

Siamo costretti a mettere i soldi in banca per non farceli fregare (ma poi la banca lucra pesantemente sul nostro conto), abbiamo carte di credito prepagate con plafond limitato per gli acquisti on-line per evitare che qualche hacker ci cloni la carta e ci "ripulisca" il conto (e ci incartiamo ogni volta che dobbiamo digitare il pin-code perchè ormai ne abbiamo troppi e li dobbiamo cambiare troppo spesso); viviamo in gabbie (con tanto di sbarre) che costano minimo minimo 5000€ al metro quadro per difenderci dai delinquenti che, invece, circolano liberi; abbiamo l'assicurazione sull'auto e sulla moto anche se non sarà mai possibile che riusciremo a portarle entrambe contemporaneamente...per non parlare dell'assicurazione furto-incendio che prevede solo casi limite di autocombustione dell'auto in movimento, evento praticamente impossibile che si verifichi in vetture con motore diesel, in quanto il gasolio non si incendia facilmente (come la benzina)...forse abbiamo sbagliato tutto, toccava nasce e cresce delinquenti...magari senza fissa dimora, così gli ufficiali giudiziari non ti trovano e poi, se non possiedi nulla, non ti possono togliere niente che non sia la tua propria libertà...ma quella ce l'ha già tolta lo Stato quando siamo nati e ce la toglie ogni giorno che viviamo in questo Sistema (accettandolo passivamente senza proporre alternative) in cui l'eterna lotta tra guardie e ladri non serve ad altro se non a far aumentare la voce di spesa pubblica investita sulle forze armate!

venerdì, 26 settembre 2008

Rush finale a Palazzo Chigi per chiudere la trattativa per il salvataggio di Alitalia. Gli assistenti di volo dell'Anpav hanno firmato l'accordo. «La nostra associazione ha sciolto il nodo e abbiamo posto la firma sull'accordo conclusivo», ha detto Massimo Muccioli, presidente dell'Anpav, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi al termine dell'incontro per l'accordo su Alitalia. Gli ultimi chiarimenti sono stati giudicati soddisfacenti dall'Anpav. «Dopo aver riflettuto fino a tarda notte - ha affermato Muccioli - abbiamo sciolto il nodo sulle ultime questioni: la parte contrattuale e alcuni elementi di garanzia». Su questi punti, ha aggiunto il presidente di Anpav, «ci sono state date garanzie ed elementi di certezza per tranquillizzare» gli iscritti.

Per Avia e Sdl non ci sono le condizioni per siglare l'accordo. Per Avia e Sdl, invece, non ci sono le condizioni per firmare, come hanno sottolineato il presidente dell'Avia, Antonio Divietri e il coordinatore dell'Sdl, Fabrizio Tomaselli, uscendo da Palazzo Chigi al termine dell'incontro. «Ci rivediamo dopo pranzo - ha detto Divietri - sperando che con un po' di tempo in più e un po' di buon senso le incomprensioni possano essere superate». Per Tomaselli, «le distanze restano molto profonde e non c'è nessuna volontà dell'azienda di fare passi avanti. Questo non ci fa essere ottimisti».

La trattativa prosegue. La firma dell'Anpav all'accordo quadro per il salvataggio di Alitalia si aggiunge a quelle di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che hanno siglato ieri a Palazzo Chigi il documento. La trattativa, comunque, prosegue, in vista del termine finale per l'accordo fissato alle 13, affidata al sottosegretario Gianni Letta, presenti i vertici della Cai, il presidente Roberto Colaninno e l'amministratore delegato Rocco Sabelli. Termine che forse potrebbe nuovamente slittare. Ora Gianni Letta sta ricevendo i sindacati piloti. «Veniamo a trattare - ha detto entrando a Palazzo Chigi il presidente dell'Anpac Fabio Berti - Abbiamo letto su diversi organi di stampa di supposte aperture: non ci sono mai state fatte aperture».

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/alitalia-accordo-firme.shtml?uuid=8e255d44-8bae-11dd-afca-8531029acbe6&DocRulesView=Libero

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Ma non sarebbe stato meglio farla fallire? Chi li pagherà tutti i costi? Basta con questi carrozzoni pubblici! Quando la politica entra così prepotentemente nell'economia crea solo danni, parassititismo e immobilità...ma è possibile che l'unico settore dei servizi che funziona bene in tutta Europa senza aiuti di stato in Italia debba rappresentare un cancro che appesta la società e l'economia intera del Paese?!

mercoledì, 24 settembre 2008

Le banche centrali di tutto il mondo continuano a iniettare liquidità nel quadro di un piano concertato per alleviare le tensioni sui mercati monetari. Operazioni - quelle di Bce, Federal Reserve, Bank of England, Bank of Japan, banca centrale australiana e russa - che dimostrano come il mercato interbancario continui a trovarsi in condizioni di sofferenza.

La sede della Banca centrale europea, comunemente chiamata "EuroTower" a Francoforte

 

La Banca centrale europea ha rinnovato l'offerta da 40 miliardi di dollari per garantire liquidità al sistema finanziario, secondo quanto riportato in un comunicato da Francoforte, in un'asta pronti contro termine a un giorno al tasso medio del 4,35% e al tassomarginale del 4,25%. Le richieste giunte dal sistema bancario sono state pari a 50,33 miliardi di euro. Il prestito rientra nel piano concordato, garantendo gli swaps di liquidità per un accesso facilitato alle riserve di dollari. Dal 18 settembre, le aste in dollari della Bce hanno incontrato una forte domanda dalle istituzioni finanziarie, mentre a Washington il Congresso sta valutando il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari proposto da Bene Bernanke della Fed e da Henry Paulson del Tesoro Usa. La Bce ha anche annunciato un'asta rapida di rifinanziamento. Non è precisato l'importo dell'operazione. Le banche possono presentare le loro richieste per fondi a un tasso minimo del 4,25%.

La Federal Reserve, dal canto suo, ha immesso questa mattina altri 30 miliardi di dollari. La Banca del Giappone ha pompato nel sistema 1.500 miliardi di yen (14,2 miliardi di dollari) e la banca centrale australiana 815 milioni di dollari australiani (680 milioni di dollari). E si sono mosse Bank of England e Banca di Russia, che ha iniettato nel sistema bancario 66,5 miliardi di rubli (2,66 miliardi di euro) con un'asta a un giorno. Il tasso è del 7,16 per cento. La banca centrale inglese invece ha annunciato l'offerta di 40 miliardi di dollari in un'asta overnight.

Boe ha poi comunicato che drenerà 10 miliardi di sterline dai mercati monetari a breve tramite un'operazione straordinaria di fine-tuning. Il drenaggio avverrà tramite un'operazione overnight. Intanto euro ancora in ribasso sul dollaro nei primi scambi sui mercati valutari europei. La moneta unica passa di mano a 1,4680 contro 1,4731 della quotazione Bce di ieri. Sostanzialmente stabile il cambio sullo yen a 155,68 contro 155,42.

Allora è andata bene a chi ha passato le vacanze negli USA...ahahah!

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/banca-centrale-Boe-Russia.shtml?uuid=bad3c816-8a10-11dd-a3c8-efc7617055b7&DocRulesView=Libero

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mercoledì, 27 agosto 2008

La revisione della legge Marzano, condizione indispensabile chiesta dagli investitori che si candidano a rilevare la nuova Alitalia, non è più un miraggio. In un vertice di due ore ieri il ministro per l'Economia, Giulio Tremonti, i colleghi per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, e per i Trasporti, Altero Matteoli, e il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, hanno messo a punto gli ultimi dettagli del decreto-legge all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri convocato per domani (per oggi intanto è prevista la riunione di pre-consiglio).

Tra le novità la possibilità di cedere rami d'azienda, personale, contratti (tra cui i leasing degli aerei) con tempi accelerati sinora non consentita dalla precedente impostazione della Marzano. L'accordo politico c'è, anche se si starebbe valutando l'opportunità di varare un decreto per gli aspetti più urgenti e una ddl delega per gli approfondimenti di dettaglio. Sul percorso di spacchettamento e rilancio di Alitalia pensato dall'advisor IntesaSanPaolo si erge comunque l'ostacolo della gestione degli esuberi, stimati in circa 7 mila. Il numero potrebbe variare alla luce della rinegoziazione del costo del lavoro di Alitalia chiesta dagli investitori.

La questione, diciamo sociale, è in cima alla lista delle preoccupazioni del Governo che a questo proposito da settimane sta lavorando a un proprio piano. Il progetto prevede la possibilità di riassorbire il personale in eccedenza nella pubblica amministrazione e in società controllate dallo Stato. In particolare nelle scorse settimana è stata vagliata la prospettiva di distribuire buona parte dei 5mila dipendenti provenienti da Alitalia (gli altri 2mila dovrebbero almeno in parte passare a Fintecna) presso il Catasto, l'Agenzia delle Entrare e le Poste. Tutte realtà che fanno riferimento al ministero dell'Economia.



L'operazione non è facile: sulle Poste tra l'altro grava anche il problema dei 30mila precari utilizzati dalla società che potrebbero (nonostante una norma cautelativa inserita in Finanziaria) agire in giudizio per ottenere l'assunzione. E ancora: nel caso di amministrazioni tecniche, come quelle finanziarie, va valutata la possibilità di riconvertire addetti alla manutenzione degli aerei o personale impiegato nella ristorazione.

Il Governo, secondo indiscrezioni, avrebbe già sondato informalmente alcune rappresentanze sindacali e la reazione sarebbe stata possibilista. Certo, viene chiesta l'assicurazione, in cambio, che i prepensionamenti siano ben remunerati e la riconversione sia su base volontaria.

Sullo sfondo, del resto, c'è il precedente del salvataggio Olivetti (azienda in cui l'a.d. di Intesa, Corrado Passera, è stato manager) che fu possibile anche grazie allo spostamento di 2mila dipendenti presso attività statali nel Nord Italia.

Nel frattempo la cordata destinata a rilevare il controllo della new company Alitalia (liberata da personale in eccesso e da 1,2 miliardi di debiti) diventa sempre più affollata. Rispetto ai dieci investitori resi noti lunedì con la partecipazione alle riunione organizzata da IntesaSanPaolo, ieri ne sono emersi ufficialmente (anche se per tre di loro già si sapeva che erano in corsa) altri cinque che si riservano un piccolo investimento (sotto i 20 milioni): Marcegaglia, Tronchetti-Provera, Gavio e, a sopresa, Bellavista Caltagirone con Acqua Marcia (da non confondere con l'imprenditore-editore Francesco Gaetano) e Davide Maccagnani, della famiglia che fino allo scorso anno possedeva la fabbrica di munizionamento convenzionale Simmel Difesa di Colleferro. L'occasione è stata la costituzione della nuova newco, con 16 soci, "Compagnia aerea italiana" (per ora sotto forma di srl, ma destinata a diventare spa quando il piano Intesa diventerà operativo) di cui Rocco Sabelli è stato temporaneamente nominato amministratore unico. Nel frattempo, tra oggi e venerdì, giorno di convocazione del cda Alitalia, si terranno i consigli di amministrazione delle società che fanno capo ai 16 "capitani coraggiosi", tra cui quello di Atlantia, per dare un primo via libera al piano. Sempre oggi sarebbe prevista una trasferta di manager di IntesaSanPaolo a Parigi per illustrare il progetto ad AirFrance per valutare le possibilità di un'alleanza internazionale.

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/08/alitalia-newco-esuberi-poste.shtml?uuid=472e93fa-7403-11dd-87a2-6de32e860729&DocRulesView=Libero

martedì, 22 luglio 2008

Alitalia, il piano di Banca Intesa  Via il Tesoro, oltre 4 mila esuberi

Siamo vicini alla fine della storia della compagnia di bandiera?

Non era meglio lasciarla ai francesi di Airfrance?! Almeno per quanto riguarda i lavoratori dipendenti?!

La Commissione europea ha stabilito che il "prestito ponte" di 300 milioni di euro, concesso dal governo italiano alla compagnia di bandiera Alitalia, costituiscono un aiuto di stato ai sensi dell'art. 87 del trattato Ce (TCE). Sulla Gazzetta Ufficiale dell'UE (GUUE C 184 del 2008) è stato pubblicato l'invito a presentare osservazioni a norma dell'art. 88, paragrafo 2, del trattato CE che, in sostanza, afferma che:

Tenuto conto dell'insieme delle considerazioni che precedono, la Commissione ritiene in questa fase che la misura costituisca un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato e nutre dubbi quanto alla sua compatibilità con il mercato comune.

La Commissione tiene in questo contesto a richiamare l'attenzione dell'Italia sull'effetto sospensivo dell'articolo 88, paragrafo 3, del trattato, sugli articoli 11 e 12 del regolamento (CE) n. 659/1999 citato in precedenza, nonché sull'articolo 14 di detto regolamento che prevede che qualsiasi aiuto illegittimo e incompatibile con il mercato comune potrà essere oggetto di recupero presso il suo beneficiario.

4.

DECISIONE

Conformemente all'articolo 6 del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE, la Commissione invita l'Italia, nel quadro della procedura prevista all'articolo 88, paragrafo 2, del trattato, a presentare le proprie osservazioni e a fornire qualunque informazione utile per la valutazione della misura concessa ad Alitalia entro il termine di un mese a decorrere dalla data di ricezione della presente. L'Italia fornirà in particolare qualsiasi informazione utile quanto all'uso da parte di Alitalia della facoltà offertale di imputare il prestito in conto capitale, in modo da consentire alla Commissione di analizzare la natura esatta della misura.Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Informerà inoltre gli interessati nei paesi EFTA firmatari dell'accordo SEE attraverso la pubblicazione di un avviso nel supplemento SEE della Gazzetta ufficiale e informerà infine l'Autorità di vigilanza EFTA inviandole copia della presente. Tutti gli interessati anzidetti saranno invitati a presentare osservazioni entro un mese dalla data di detta pubblicazione.»

PS: nei media ho allegato il testo originale della comunicazione della Commissione UE allo Stato italiano relativa alla questione prestito ponte ad alitalia...buona lettura!


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