giovedì, 19 novembre 2009

Uno dei tanti falsi miti che si sentono ripetere sugli OGM è quello che facciano male. Niente di più lontano dalla verità oggettiva. Sappiamo infatti che le piante OGM sono utilizzate da decine di anni in tutta l'America (settentrionale, centrale e meridionale) senza che ciò abbia comportato problemi nuovi per l'essere umano o per l'ambiente. Anzi, tutt'altro!

Il mais OGM, ad esempio, è resistente a diversi infestanti, nel senso che non viene aggredito da essi. Grazie a questo pregio indiscusso, è possibile evitare di usare i temuti e dannosi pesticidi, che tanto fanno male alla nostra salute (perché si accumulano nell'organismo e per questo devono essere tenuti sotto livelli molto bassi), alla salute degli animali che li mangiano e respirano nei campi e all'ambiente!

Il mais convenzionale, invece, (che tra le altre cose viene ricombinato in laboratorio da sempre al fine di ottenere la pianta migliore possibile attraverso il processo del natural mathing) è vulnerabilissimo agli attacchi degli infestanti e deve, quindi, essere vaporizzato diverse volte con i pesticidi per sopravvivere. ma spesso non basta e la pianta viene attaccata comunque. Ciò comporta la formazine di musse di decomposizione che generano aflatossine, queste sicuramente cancerogene!

Gli OGM inoltre permettono rese maggiori dei campi coltivati, con relativa maggior produzione e maggior guadagno degli agricoltori. Tutto ciò è innegabile, tant'è che nei Paesi in cui la fame è ancora un problema, gli agricoltori sono passati agli OGM e non torneranno mai più indietro perché convengono in termini economici ed ambientali.

A ciò si aggiunga che l'European Food Safety Authority di Parma (unico organo tecnico - scientifico autorevole europeo in grado di dire ciò che fa male e ciò che fa bene alla nostra salute in tema di nutrizione) effettua lunghe ed accurate analisi sugli OGM già autorizzati, utilizzati e commercializzati in America e in Asia, per accertare se ci siano profili seppure remoti di pericolosità per la salute umana. Quindi anche un bambino è in grado di capire che, se l'EFSA di Parma esprime un parere di non pericolosità su un OGM registrato, possiamo fidarci e mangiarlo.

Per concludere gli OGM non sono pericolosi, vengono valutati da scenziati esperti indipendenti ed europei, non richiedono l'uso dei pesticidi (questi si dannosi) e rendono di più. Le piante convenzionali, invece, sono spesso pericolose (pesticidi + aflatossine), necessiatno l'uso di pesticidi e non sono mai state valutate nei loro possibili effetti nocivi sulla salute umana e sull'ambiente.

Allora vi chiederete perché il consumatore medio diffida degli OGM. La risposta è semplice: l'essere umano ha sempre avuto paura delle novità, ha paura e ne avrà sempre paura perché esse non sono prevedibili, mentre l'uomo è un animale estremamente abitudinario e routinario!

Lo stesso dicasi del diverso che mette paura. Oppure dell'immigrato (diverso da noi) che fa paura e da fastidio perché impone alla nostra fottuta indole bigotta, abitudinaria, provinciale e retrograda di metterci in discussione e di confrontarci con il nuovo che, come detto, non ci piace perché è imprevedibile.

mercoledì, 18 novembre 2009

Sono cominciati questa mattina a Copenaghen i lavori della Pre-Cop, la consultazione informale ministeriale preparatoria della conferenza Onu sull’Ambiente di dicembre, il cui principale obiettivo è sciogliere i nodi ancora aperti per una intesa politica sulla riduzione delle emissioni di gas serra per il periodo post 2012.

Alla luce degli esiti della riunione Apec di Singapore che ha fatto emergere ciò che ormai era evidente in merito alla difficoltà di raggiungere un accordo legalmente vincolante, la riunione di oggi si è concentrata sugli aspetti politici di un intesa globale sul clima.

«Sapevamo ormai da settimane – spiega il Ministro Stefania Prestigiacomo - che a dicembre si sarebbe definita la sola cornice politica dell’accordo globale sul clima e che gli aspetti legali sarebbero stati rinviati di qualche mese. Gli Usa non sono pronti ad assumere impegni vincolanti in mancanza di una legislazione interna sui cambiamenti climatici e di conseguenza le principali economie emergenti non si espongono su quali impegni assumere. Anche l’intesa politica è delicata e difficile per tanto da ora al 15 dicembre si continuerà incessantemente a negoziare. Sbaglia chi liquida la prospettiva di un accordo politico come un “fallimento”. Al contrario, da oggi la questione del clima torna su un terreno di concretezza che è il solo possibile per arrivare ad un risultato vero, cioè globale e condiviso. Diversamente da quanto avvenuto con il protocollo di Kyoto che ha vincolato solo una parte minoritaria dell’economia globale. L’Europa deve ora recuperare in fretta la leadership negoziale se vuole essere protagonista dell’intesa politica. A questo proposito non sono servite fughe in avanti. L’avere assunto impegni in solitudine e con largo anticipo (il pacchetto 20-20-20 lo scorso anno) non ha pagato come in tanti sostenevamo».

«L’Italia – rileva ancora il Ministro dell’Ambiente - ritiene in ogni caso un obiettivo prioritario per la crescita e la competitività della nostra economia, investire nell’efficienza energetica e nelle tecnologie a basse emissioni. E questo è il terreno concreto di convergenza tra i paesi e le imprese protagoniste dell’economia mondiale sul quale concentrarsi come abbiamo verificato nel G8 italiano».

postato da: andrea1979 alle ore 10:32 | Permalink | commenti
categoria:italia, ambiente, energia, italiani, clima, riforme, governo, emissioni
martedì, 10 novembre 2009

Quando affermo che l'Italia (Pecoraro Scanio) ha negoziato male i suoi impegni di riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera, seguendo solo logiche (?) e politiche di parte (di terrorismo verde, mascherato da ambientalismo) mi riferisco al fatto che l'Italia, a differenza del nord Europa e del nord America, da sempre persegue politiche di riduzione delle emissioni e quindi parte svantaggiata rispetto agli altri Stati Membri dell'UE se si calcolano le emissioni storiche e l'obiettivo di riduzione si calcola con riferimento al 1995.

In che modo perseguiamo politiche di riduzione delle emissioni? Tutto è dovuto alla povertà in cui viviamo, mescolata alla moderazione dei consumi che per anni è stata vista come un pregio (oggi forse non più), che ci hanno da sempre spinti a risparmiare energia ed acqua potabile, e a ridurre la produzione di rifiuti.

I consigli che sento ripetermi oggi dai guru dell'ambientalismo del nord Europa fanno parte della nostra cultura popolare. Ebbene si, noi abbiamo una cultura civica, non dettata dal rispetto per tutto ciò che sia pubblico (credo siamo il popolo più individualista e privatista dell'UE), ma dettata dal portafogli!

Qualche esempio?

Chiudere l'acqua mentre ti lavi i denti. Bella scoperta! Io lo faccio da quando sono piccolo e vivo a Roma, non in Sicilia (dove l'acqua è razionata per scarsità) o al nord Italia (dove l'acqua ce n'è a sufficienza).

Irrigare o innaffiare con acqua di recupero o piovana. Lo faccio da sempre, prima avevamo un terreno dove utilizzavamo l'acqua di pozzo. Però in Italia c'è anche il problema delle zanzare che non permette di accumulare acqua piovana nei mesi caldi (da maggio ad ottobre).

Spegnere le luci quando si esce dalle stanze. Sempre fatto.

Aprire la finestra per far cambiare aria, invece di accendere il condizionatore. In Italia il condizionatore era un lusso per la maggior parte dei cittadini fino al 2000.

Mettere la gommapiuma anti-spiffero agli infissi per migliorare l'efficacia del riscaldamento degli appartamenti. Sempre fatto. Però qui sorge un altro problema: il clima italiano è più umido di quello continentale (si studia anche sui libri di geografia delle medie, ma forse pecoraro scanio le ha saltate, oppure andava a giocare per strada con gli amici invece di andare a scuola), quindi si corre il rischio che si generino muffe sulle pareti se non si interviene con un'adeguata ventilazione degli ambienti chiusi. Problema risolto al nord Europa con sistemi di ventilazione sempre attivi, 24 ore su 24, che consumano moltissima energia. Anche per questo in Italia il consumo di elettricità è basso (0,63 kWh  kW/ab - dati di wikipedia) mentre al nord Europa è altissimo: la Finlandia e la Svezia non lo riportano più su wikipedia, ma l'avevo letto 6 mesi fa ed era qualcosa intorno a 10 volte il consumo italiano

Peraltro l'Italia non produce energia elettrica con il nucleare, ma solo con gli oli combustibili, il petrolio, il carbone e il gas naturale. In altre parole l'80% dell'approvvigionamento energetico nostrano deriva da idrocarburi, quindi da fonti non rinnovabili (in tempi brevi) con elevato tasso di emissioni di CO2. Con queste carte è difficile competere in termini di cut off delle emissioni di CO2 con Paesi che producono il 40% (e anche più) dell'energia elettrica con il nucleare. Ad esempio la tanto "virtuosa" Finlandia conta meno di 6 milioni di abitanti e sta costruendo il suo sesto reattore nucleare!!!

Premessi tali brevi cenni della nostra peculiare situazione Paese, è chiaro che solo un deficiente (nel senso latino del termine, quello usato a Roma per intenderci) come Pecoraro Scanio poteva andare a Bruxelles a chinare la testa e obbedire ai loro dictat, senza negoziare in difesa dell'Italia.

Per me un Ministro che opera contro il Paese va non solo destituito immediatamente mentre esercita le sue funzioni contro il Sistema Paese, ma va anche processato per risarcimento danni. Danni che non si sono visti e contabilizzati immediatamente, ma che ora vengono resi noti. L'Italia è chiamata a pagare le compensazioni per non aver ridotto le proprie emissioni come concordato tra l'UE e pecoraro scanio, con il risultato che Paesi energivori che si sono messi a risparmiare (vedi consigli di cui sopra) negli ultimi 10 anni hanno, sulla carta, un comportamento più virtuoso dell'Italia, anche se, di fatto, emettono pro capite molta più CO2!

Un Ministro deve anche avere senso pratico, deve avere il polso della situazione e rendersi conto fin dove può arrivare ad impegnarsi, anche perché la Confindustria aveva avvisato per tempo il deficiente che il sistema industriale italiano non ce l'avrebbe mai fatta a rispettare quegli impegni onerosi senza costi altissimi per le imprese, per i lavoratori licenziati delle stesse (che chiuderanno in massa) per i consumatori e per lo Stato tutto.

Ma lui, il deficiente, doveva andare avanti e ottenere un risultato politico, così ha rovinato le imprese italiane, le famiglie dei lavoratori che verranno licenziate e il sistema previdenziale tutto che ne risentirà perché registrerà meno introiti e dovrà assistere più famiglie senza lavoro, con l'aggiunta delle salate multe da pagare per non essere l'Italia riuscita a rispettare gli obiettivi di riduzione!

Obama, per esempio, non si sbilancia mai, non mette mai nulla nero su bianco se non è sicuro che il suo Sistema Paese sia pronto a far fronte agli impegni!

Idem la Germania, dove l'impegno per lo sviluppo delle rinnovabili e per la riduzione delle emissioni l'hanno pianificato a tavolino tra la BDI (la confindustria tedesca) e il Governo tedesco nel momento in cui il settore industriale del fotovoltaico era maturo epr rompere le ossa a tutti i concorrenti europei. Questo sì che è lavoro di squadra! Così si creano nuovi posti di lavoro, non con commesse temporanee spuntate in virtù dell'amicizia di questo o di quel giullare di corte!!!

lunedì, 02 novembre 2009
Repubblica scrive l'11 ottobre 2009

ROMA -
Allerta meteo della Protezione civile: una precoce ondata di freddo, dal sapore quasi invernale, sta per abbattersi sulla nostra penisola. Dopo il passaggio di due perturbazioni che hanno portato temporali e pioggia in gran parte dell'Italia, dall'inizio della settimana comincia il maltempo vero e proprio. E poi mercoledì un nucleo di aria polare, partito dalla Russia nord occidentale, raggiungerà prima l'Adriatico, per propagarsi rapidamente al resto d'Italia e ai mari adiacenti, con intensi venti nordorientali.

Dalle prime ore di lunedì, "si prevedono - informa la Protezione Civile - venti con raffiche fino a burrasca forte da maestrale sulla Sardegna, di Fohn sulle regioni settentrionali e dai quadranti settentrionali sulle altre regioni; sono previste inoltre mareggiate lungo le coste esposte".

I fenomeni, viene sottolineato, "potranno essere accompagnati da forti raffiche di vento ed attività elettrica". In ogni caso, conclude la nota, "il dipartimento della Protezione civile continuerà a seguire l'evolversi della situazione in contatto con le Prefetture, le Regioni e le locali strutture di protezione civile".

E dunque tra domani e giovedì prossimo - spiega il colonnello Mario Giuliacci del Centro Epson Meteo - complice anche l'arrivo già da domani di un primo nucleo di aria fredda, "le temperature massime diurne scenderanno di circa 8-10 gradi su quasi tutta la penisola. Si arriverà a toccare valori di 10/14 gradi nella pianura padano-veneta e sulle regioni adriatiche. Freddo e vento insisteranno al Centrosud fino a domenica per il persistere sul Meridione di un vortice di bassa pressione colmo di aria polare".

Sul Nord Italia, invece, la colonnina di mercurio riprenderà a salire già da venerdì. "Il freddo - conclude Giuliacci - sarà accompagnato, soprattutto nella giornata di mercoledì, da rovesci diffusi sulle regioni del Medio Adriatico e su quelle meridionali e persino da nevicate fino a quote intorno 800-1000 metri sui rilievi abruzzesi, molisani e campani".


Fonte: http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/maltempo-previsioni/torna-freddo/torna-freddo.html


Repubblica scriveva il 13 novembre 2007:

ROMA
- Vento forte, aria fredda e neve. Una nuova ondata di maltempo interessa l'Italia per una perturbazione proveniente dal nord Atlantico che ha portato sulle regioni del Centro Sud piogge intense, venti forti, abbassamento delle temperature e nevicate a quote collinari. Sulla base delle previsioni disponibili il dipartimento della Protezione civile ha dunque emesso un allerta meteo valido fino a giovedì, invitando chiunque si metterà in viaggio nelle zone interessate dal maltempo a prestare la massima attenzione alla guida e informarsi sulle condizioni meteo prima di partire.

Secondo gli esperti meteo per le prossime ore si prevedono sulle regioni meridionali e sulle isole precipitazioni sparse e temporali di forte intensità, accompagnate da venti forti e mareggiate lungo le coste (che potrebbero far saltare i collegamenti con le isole minori). Nevicate da deboli e moderate invece sulle regioni centrali, che inizialmente saranno al di sopra degli 800-1000 metri e poi scenderanno a 500-700 metri. Fiocchi anche al Sud, prima sopra i 1.300-1.500 metri e poi a una quota di 800-1000 metri.

In previsione dei venti forti, la Protezione civile consiglia a chi si trovi alla guida di mezzi telonati o furgonati, ma anche a tutti gli automobilisti, di ridurre la velocità e di prestare la massima attenzione, in particolare nel percorrere i viadotti o all'uscita delle gallerie. Visto anche il peggioramento atteso delle condizioni meteo-marine, si consiglia di informarsi sulla regolarità dei servizi di navigazione, in particolare per quelli diretti verso le isole minori.

È utile, inoltre, ricordare che durante i mesi invernali e in previsione di un peggioramento come quello previsto per le prossime ore, se si programma di percorrere tratti stradali di montagna è utile informarsi sulle condizioni della viabilità, ed è comunque preferibile dotarsi di pneumatici da neve o di catene.


Fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/maltempo-neve/allerta-meteo/allerta-meteo.html
postato da: andrea1979 alle ore 23:17 | Permalink | commenti
categoria:italia, ambiente, costume, italiani, clima, società
domenica, 01 novembre 2009
50 milioni di anni fa il clima dell'Artico era simile a quello della Florida di oggi: palme, alligatori e una temperatura media di 27 gradi. Intanto il WWF denuncia: tra 20 - 30 anni i ghiacci artici potrebbero sciogliersi.

Gli scienziati hanno scoperto quello che 50 milioni di anni fa avrebbe potuto essere il luogo perfetto per una tipica vacanza preistorica: mare
caldissimo, palme rigogliose e temperatura media attorno ai 27 gradi. Lascia però a bocca aperta il fatto che questo luogo si trovasse vicino al Polo Nord, nel bel mezzo del Mar Glaciale Artico. Lo rivelano le analisi dei sedimenti marini artici portati alla luce dalla spedizione ACEX (Artic Coring EXpedition).

La presenza del polline delle palme nei sedimenti e la sua distribuzione - particolarmente rigogliosa nella zona più a nord dell'Artico - ha reso possibile agli esperti di ricostruire le caratteristiche della regione 53,5 milioni di anni fa in un periodo particolarmente caldo chiamato Massimo termico dell'Eocene. In quel perido le temperature invernali dell'Artico erano in media maggiori di 8 gradi, un aumento record che gli scenziati attribuiscono all'escalation della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera. E mentre si indaga sul passato di questa regione, il WWF lancia un allarme sul suo futuro sempre più a rischio: tra 20 - 30 anni, afferma l'organizzazione ambientalista, l'Artico potrebbe rimanere del tutto privo di ghiacci nei mesi estivi, innescando un pericoloso effetto domino sul riscaldamento del pianeta.


Cosa fare? Ci sono due opzioni:
- la prima opzione consiste nel convincere (o costringere) i Paesi in via di sviluppo a non crescere o ad investire su tecnologie verdi; in altre parole bisognerebbe costringere Cina, Brasile e India (circa 2 miliardi di persone) a non vivere nel benessere in cui USA e UE vivono da decenni.
- la seconda opzione consiste nell'abbandonare i Paesi della fascia climatica temperata per andare verso latitudini più nordiche: i Paesi Scandinavi!
postato da: andrea1979 alle ore 17:09 | Permalink | commenti
categoria:politica, ambiente, uomini, europa, energia, valori, estero, clima, verdi, emigrazione, emissioni
sabato, 31 ottobre 2009
Algeria, Brasile, Norvegia, Russia e paesi del Caspio (Azerbaijan, Kazakhstan e Turkmenistan) sono ufficialmente i paesi su cui l'Europa conta di più per il suo approvvigionamento energetico.

In altri termini, escluso il Brasile, stiamo parlando di fonti energetiche esauribili classiche, idrocarburi: petrolio e gas naturale.

Tutto qui lo sforzo di Barroso?

E le rinnovabili? e la RED (Renwable Energies Directive del 2009)?
La Germania (leader europeo della tecnologia solare in quanto le industrie tedesche producono la maggior parte delle cellule e dei pannelli) sta lavorando in silenzio, come sa fare lei, per far lavorare le proprie aziende.
E l'Italia cosa fa? A parte i disastri del passato (pecoraro & co.), quando faremo chiarezza sulla normativa per lo sfruttamento delle biomasse e dei biocumbustibili liquidi? E sul nucleare? Dobbiamo assistere inermi a una valanga di chiacchiere stucchevoli o cominceremo a vedere qualcosa di concreto?

postato da: andrea1979 alle ore 14:57 | Permalink | commenti
categoria:italia, politica, ambiente, economia, energia, investimenti, italiani, nucleare, mercato, governo, emissioni
giovedì, 29 ottobre 2009
(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Passi concreti per una riforma delle agenzie che si occupano, nel mondo, del governo dell'ambiente. A Roma si e' chiusa infatti, alla sede della World Food Programme, la riunione del Gruppo consultivo dei ministri e funzionari di alto livello sulla governance internazionale dell'ambiente. A co-presiederla il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, in rappresentanza dei Paesi industrializzati, e il ministro kenyota dell'Ambiente e delle Risorse minerarie John Njorge Michuki, in rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo. E' stato approvato un documento per rispondere alle crisi ambientali globali in atto nel quale sono indicate le proposte per una riforma della governance internazionale dell'ambiente da presentare alla prossima riunione del Consiglio Direttivo dell' Unep (United Nations Environment Programme) che si terra' nel febbraio 2010 a Bali. ''Alle sfide ambientali - afferma il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo - che sia i Paesi industrializzati sia quelli in via di sviluppo devono affrontare bisogna rispondere con una voce autorevole e un impegno comune di cui una piu' forte governance dell'ambiente e' espressione. I lavori della riunione di Roma vanno proprio in questa direzione e sono un passo concreto per far si' che a Bali si possa raggiungere un' intesa sulla riforma della governance internazionale dell' ambiente''. Tre i punti essenziali del documento della riunione: le finalita' e le funzioni della governance ambientale; le proposte per un miglioramento a breve termine e quelle per una riforma piu' sostanziale. In particolare, nel breve periodo si suggerisce un maggiore coordinamento tra le Agenzie internazionali in materia ambientale, una piu' ampia diffusione delle tecnologie pulite nei Paesi in via di sviluppo, un rafforzamento delle risorse finanziarie e un loro uso piu' efficiente. Mentre nel lungo periodo si propone di creare un' Agenzia specializzata per l'ambiente o un'organizzazione per lo sviluppo sostenibile che ricomprenda anche il pilastro ambientale. (ANSA). COM-GU
Fonte: http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20091029210434970607.html
postato da: andrea1979 alle ore 23:15 | Permalink | commenti
categoria:italia, politica, ambiente, roma, energia, estero
giovedì, 22 ottobre 2009

Prezzi e Tariffe Nazionali
 

Non hanno perso tempo le altre compagnie, e dopo il deciso rialzo di Agip di ieri si sono subito adeguate. E così, stando alla consueta rilevazione della Staffetta Quotidiana, gli aumenti riguardano oggi tutti i marchi e vanno dai 4 ai 20 millesimi sia per la benzina che per il gasolio.

 

Fonte: http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx?id=76358

Ecco perché ora 5€ di benzina ci stanno comode nel serbatio del mio Agility 125! 

Il ministro Scajola intanto dice che siamo nel libero mercato...

postato da: andrea1979 alle ore 12:51 | Permalink | commenti
categoria:italia, politica, ambiente, energia, italiani, libertà, euro, governo, trasporti, io , eni
lunedì, 19 ottobre 2009
Sul sito Internet Ambiente e Diritto ho trovato il link relativo ad una sentenza del TAR Sicilia, la n. 1478/2009 : http://www.ambientediritto.it/sentenze/2009/TAR/Tar_Sicilia_PA_2009_n.1478.htm 
Sono interessanti due punti.
 
Nella prima massima e nell'ottavo capoverso della parte IN DIRITTO delle motivazioni della sentenza, viene ribadito il concetto, più volte espresso dalla giurisprudenza amministrativa, che, ai sensi dell'art. 12 del D.Lgs. 387/2003, vuole un procedimento unico finalizzato con provvediemento unico al fine di ottenere l'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili.
 
Nella terza massima e nel tredicesimo capoverso della parte IN DIRITTO delle motivazioni della sentenza, viene chiarito che "il D.Lgs. 133/05 (Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti), all'art. 3 comma 1, prevede l'esclusione dall'applicazione delle disposizioni da esso previste per gli impianti che, tra l'altro, utilizzano rifiuti vegetali derivanti da attività agricole e forestali, ovvero rifiuti vegetali derivanti dalle industrie alimentari di trasformazione (ove l'energia termica generata è recuperata). Pur non elencando in modo specifico le sanse esauste e gli oli vegetali, non vi sono utili argomenti per non far rientrare le suddette categorie nell'ambito dell'esclusione della normativa in parola (ossia quella dell'incenerimento dei rifiuti)".
In questo criptico passaggio, il Tribunale amministrativo di Palermo, con una doppia negazione, ha in realtà detto che le sanse esauste e gli oli vegetali non sono assoggettabili alla normativa sull'incenerimento dei rifiuti.
 
Per come la leggo io, questa sentenza è sintomatica di un mutamento di opinione sull'assoggettamento degli scarti vegetali agro-industriali (tra cui la sansa esausta di oliva e gli oli vegetali) alla normativa rifiuti.
 
Occorre ora, però, domandarsi a quale fine vi è stato tale mutamento di opinione proprio in una Regione, la Sicilia, fortemente intenzionata a produrre energia elettrica con ogni genere e tipo di fonte, anche "giocando" sulla definizione o meno di rifiuto. Regione in cui, non a caso, dobbiamo registrare tentativi quantomeno "scorretti" di forzatura del mercato in quanto spinti e sostenuti con strumenti di finanziamento pubblico.
giovedì, 01 ottobre 2009
GIAKARTA - Torna l'incubo terremoto a Sumatra. La grande isola indonesiana che cinque anni fa pianse 168.000 morti per lo tsunami di Santo Stefano, è stata scossa da un violento terremoto di magnitudo 7.6 Richter. Crollati centinaia di edifici; distrutti alberghi e scuole; incendi e scoppi segnalati in buona parte dell'isola; migliaia di persone intrappolate sotto le macerie. Raso al suolo un ospedale a Padang, capoluogo della provincia di Sumatra Occidentale, nell'area vicina all'epicentro del terremoto.
L'Unità di crisi indonesiana parla di 100-200 morti ma manifesta il timore che le vittime siano più di mille.

Sumatra e Samoa, due episodi distinti. Meno di 24 ore dopo lo tsumani che ha portato morte e devastazione nelle isole di Samoa nell'Oceano Pacifico, a 8.000 chilometri dall'Indonesia, la terra ha tremato ancora nell'est del mondo. Due episodi distinti "originati da fenomeni tellurici diversi", dicono gli esperti, anche se avvenuti a breve distanza di tempo e in aree relativamente vicine.

Sisma sottomarino. Erano le 17.16 (le 12.16 in Italia), quando a Sumatra c'è stata la prima fortissima scossa. Successivamente, un'altra di magnitudo di 6.2 Richter, di poco inferiore a quella che lo scorso aprile colpì l'Abruzzo, ha fatto tremare di nuovo l'isola. Secondo gli esperti, si è trattato di un sisma sottomarino, a circa 50 chilometri dalla costa di Padang, sulla stessa faglia del maremoto che nel 2004 provocò un gigantesco tsunami sotto il quale morirono 260.000 persone.

Panico e devastazione. Padang è la città maggiormente colpita. Le strade sono interrotte e allagate dalle condotte dell'acqua spaccate; le comunicazioni telefoniche impossibili e l'erogazione dell'energia elettrica sospesa. Regna il caos. Le immagini televisive rimandano scene di devastazione. Il tetto dell'aeroporto è crollato, i voli sospesi. La pioggia che insiste sulla zona colpita dal sisma rende i soccorsi ancora più difficili. L'arrivo in zona dei soccorritori - medici, provviste di cibo e medicine - non è previsto prima di domani mattina.

La città di Padang, 900.000 abitanti a 1.300 chilometri dalla capitale Giakarta, è stata investita da un'onda d'urto che ha sbriciolato gli edifici e fatto crollare i ponti. Il sisma ha risparmiato Giakarta dove ci sono i più importanti siti petroliferi del Paese e il più antico terminal di gas liquido naturale, ma è stato avvertito a Singapore, 440 chilometri circa a nord-est di Padang.

Nessun italiano coinvolto. La Farnesina, in contatto con l'ambasciata italiana di Giakarta, ha fatto sapere che nella zona colpita dal sisma vivono qualche decina di italiani, "per lo più religosi", ha detto Luigi Diodati, consigliere dell'ambasciata italiana a Giacarta. "Finora non abbiamo notizia di connazionali vittime del terremoto, ma le comunicazioni telefoniche sono impossibili e dovremo attendere ancora molte ore prima di poter contattare tutte le residenze di italiani". Illesi anche i 15 italiani missionari saveriani a Padang.

Fonte: http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/esteri/terremotro-sumatra/terremotro-sumatra/terremotro-sumatra.html
postato da: andrea1979 alle ore 17:27 | Permalink | commenti
categoria:ambiente, uomini, turismo, salute, estero, persona, società, popoli

Heracleum blog & web tools Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?