venerdì, 20 novembre 2009
Che il cibo e l’eros siano fortemente correlati tra loro è sempre più accertato, ma che da ciò che mangiamo dipende anche la nostra qualità di vita sessuale e riproduttiva, è davvero sorprendente. Studi recenti evidenziano come negli ultimi 40 anni, sia drasticamente calata la capacità riproduttiva dei maschi italiani, a causa di patologie non precocemente diagnosticate che hanno causato una riduzione del numero degli spermatozoi, fin del 30%. Ma cosa sta accadendo   al maschio italiano da sempre considerato il “macho planetario”, così invidiato ed emulato? Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 10-20% delle coppie nei paesi industrializzati, soffre di problemi di fertilità; è stato dimostrato che, almeno nel 50% dei casi, è l’uomo ad avere compromessa la capacità riproduttiva e in circa il 40-70% dei casi, la causa rimane sconosciuta.    In realtà, l’incidenza dell’infertilità di coppia ed in particolare quella secondaria al fattore maschile, è destinata ad aumentare a causa di fattori sociali (mutamenti socio-culturali ed economici che innalzano sempre più l’età media della prima gravidanza) e soprattutto di fattori ambientali, quali l’inquinamento fisico-chimico, alimentare e non, basti pensare al ruolo degli estrogeni, pesticidi, agenti chimici vari, solventi, alte temperature, campi magnetici, radiazioni ionizzanti, etc. Nel nostro organismo, nel corso dei vari processi metabolici, vengono prodotte delle molecole instabili, dette Radicali Liberi. Queste sono altamente reattive, pronte a reagire con altre molecole, generando reazioni “a catena”dannose per i nostri apparati che, possono durare alcuni secondi   o anche ore e che si autoalimentano amplificando gli effetti nocivi.    Anche l’ambiente esterno, può favorire l’accumulo di tali molecole, attraverso l’esposizione ad inquinanti ambientali, fumo di tabacco, alcool, droghe, alimentazione non corretta (specialmente ricca di grassi), sedentarietà, stress psico-fisico, infezioni, diabete, farmaci, radioterapia, ecc. Le reazioni ossidative, possono essere arrestate o ostacolate da agenti cosiddetti antiossidanti.      Negli ultimi anni, gli studiosi di fisiopatologia della fertilità maschile, hanno concentrato la loro attenzione sul ruolo dei radicali liberi nei confronti dell’infertilità maschile, evidenziando, una grande sensibilità degli spermatozoi, allo stress ossidativo. Vari studi clinici hanno dimostrato che l’azione sinergica di sostanze dette antiossidanti, si esplica in maniera significativa, agendo da veri spazzini, contenendo ed eliminando radicali liberi in eccesso, migliorando la concentrazione, la morfologia, il metabolismo energetico dello spermatozoo ed in generale il potenziale di fertilità maschile.    E’ utile rimarcare che, l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale sia nell’ambito della prevenzione che della terapia. Infatti, tutte queste sostanze antiossidanti sono presenti in natura; in modo particolare, la dieta mediterranea che tutto il mondo ci invidia, ne è particolarmente ricca. Essa ci consente di combattere lo stress ossidativo semplicemente ricorrendo ai piaceri della tavola. L’assunzione di integratori, invece, deve necessariamente essere affidata a un medico, realmente preparato e non al fai-da-te.

Fonte: http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/olive/ode/GDM/LandingPage/LandingPage.aspx?href=R0RNLzIwMDkvMTEvMTg.&pageno=MTY.&entity=QXIwMTYwOA..&view=ZW50aXR5



Il pomodoro è ricco di antiossidanti naturali, più è verde e più ne contiene. Quindi è buono anche se non è rosso vivo.


Le olive anche sono piene di antiossidanti, e più sono verdi più ne sono ricche.


Per questo motivo le olive vanno raccolte ancora verdi sull'albero e vanno frante entro le 24 ore dal frantoio, in modo da avere un olio forte, saporito e ricco di antiossidanti. Quella sensazione di "pizzicore" che ci procura in gola l'olio buono non corrisponde all'acidità, ma al tenore di antiossidanti presenti.
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venerdì, 02 ottobre 2009

L'esimio Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia ha tolto la maschera e si è mostrato finalmente come leghista e corporativista qual'è!

L'ultima uscita dell'esimio è questa: "Entro il 2010 le etichette dei nostri prodotti tipici avranno la doppia dicitura: in italiano e in dialetto. Associare ad ogni prodotto tipico il nome locale è un'occasione epr rivendicare la storia che c'è dietro ogni prodotto tipico. Perché la vera lingua dei nostri prodotti è quella del territorio."

Poi ha aggiunto: "l'iniziativa dovrebbe passare anche attraverso la televisione: ad esempio aprendo l'uso del dialetto nei reality e nei talent show, che oggi è invece oggetto di un inutile ostracismo."

Ora solo un cieco può continuare a non vedere, solo un sordo può continuare a non sentire!

Infatti è chiaro l'intento del Ministro: rilanciare il cavallo di battaglia della Lega, ossia l'uso del dialetto. Ora non più solo nelle scuole, ma anche a tavola, in televisione, ecc. Tutto per poter difendere la loro razza? Ma andassero a quel paese tutti i leghisti!

E li seguissero la Coldiretti e le altre associazioni agricole che continuano a fare politica, invece di fare gli interessi dell'Agricoltura italiana.

La lega ormai ci sta invadendo e noi non reagiamo, anzi, troviamo spunti di comune interesse.

Mentre tutta Europa va verso il bilinguismo o il trilinguismo, noi babbei ci facciamo governare dai leghisti che spingono verso il recupero dei dialetti.

In Italia è già difficile capirsi tra nord, centro, sud ed isole e loro ripristinano i dialetti? Invece di introdurre una seconda lingua ufficiale come l'inglese, lo spagnolo o il francese?

Io me ne vado prima che questo Paese vada definitivamente alla deriva!

PS: notare che nel taschino porta sempre l'orrendo fazzoletto verde...

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venerdì, 23 gennaio 2009

NB: i miei commenti sono in verde!

Risoluzioni n. 7-00080 Oliverio, n. 7-00093 Negro e n. 7-00094 D'Ippolito Vitale: Crisi del comparto olivicolo-oleario.

TESTO UNIFICATO DELLE RISOLUZIONI APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La XIII Commissione,
premesso che:
il comparto olivicolo-oleario nazionale ha raccolto la sfida dei mercati internazionali, puntando sulla qualità del prodotto olio extravergine di oliva, attraverso un notevole sforzo finanziario con investimenti da parte delle aziende agricole;

(semmai gli investimenti li ha fatti il Ministero delle politiche Agricole MIPAAF, non le aziende agricole, e con i soldi pubblici, ossia i soldi dei pochi cittadini che pagano le tasse...in pratica l'attività degli olivicoltori italiani la paghiamo due volte: direttamente alla cassa del supermercato e poi attraverso il prelievo fiscale)


ciò nonostante, il comparto sta attraversando una grave crisi, a causa del continuo ribasso delle quotazioni del prezzo dell'olio extravergine nonché della siccità straordinaria che negli ultimi mesi ha interessato l'intero territorio nazionale;


Siccità? ma di cosa state parlando?! Per favore, aggiornate almeno i testi delle risoluzioni parlamentari, non fate solo un copia-incolla di quelle passate, almeno scrivete "straordinarie alluvioni"... oppure vi siete già dimenticati il livello storico raggiunto dal Tevere e  dall'Aniene e le piene dei fiumi del nord?! Senza parlare dei morti in Sardegna a causa delle alluvioni, o degli smottamenti in tutto il sud!


tale crisi sta producendo effetti preoccupanti sulla tenuta delle aziende e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali e appare del tutto anomala, poiché a un mercato di consumo in progressiva espansione corrisponde una produzione comunitaria sostanzialmente inalterata;
quella in corso è un'annata a cinque stelle per l'olio extravergine di oliva italiano: produzione abbondante, buona qualità, ma prezzi in picchiata;


Ovvio, è una delle regole basilari del Mercato: se aumenta l'offerta, ma la domanda rimane sostanzialmente stabile, il prezzo scende, è inevitabile! Ed è inevitabile anche il contrario: se l'offerta cala, ma la domanda resta sostanzialmente stabile, il prezzo sale! Ma nel PD non c'era il fior fiore degli economisti italiani?!


in poche settimane, in Puglia, in Calabria e nelle altre regioni produttrici, il prezzo dell'olio è sceso di ulteriori 40 centesimi, sfiorando i 2,7 euro al chilo; ancora più drammatico il costo delle olive sceso fino a toccare i 30 centesimi di euro al chilogrammo: si tratta di un crollo del 17 per cento del prezzo dell'extravergine di oliva a pochi giorni dall'inizio della campagna olivicolo-olearia;

Infatti il prezzo è ancora troppo caro!!! In Spagna i Futuros sull'olio lo danno già sotto la quotazione di 1,80€... e loro sono talmente bravi a lavorare che non solo ci pagano i costi, ma ci guadagnano pure!


è improcrastinabile, quindi, il monitoraggio di fenomeni che rischiano di annientare l'olivicoltura nazionale, vista la presenza di olio extravergine di oliva sugli scaffali della grande distribuzione organizzata, a prezzi assolutamente non plausibili;


Non plausibili? Ma come si fanno a scrivere certe idiozie?! Il Mercato fa le regole, se la materia prima cala, cala anche il prezzo del prodotto finito... come la benzina!

Sono i nostri agricoltori, boccaloni e cialtroni, che si sono affidati alle politiche sussidiaristiche, prima della DC e ora della Coldiretti, e non hanno saputo innovare e modernizzarsi per lavorare a costi competitivi con gli altri paesi produttori (su tutti la Spagna, ma tra poco anche il Portogallo)!


a rendere la situazione ancora più preoccupante è anche l'aumento di oltre il 30 per cento delle importazioni di prodotti comunitari ed extracomunitari con contestuale diminuzione delle esportazioni;


Questo contrasta con l'assunto iniziale che gli olivicoltori italiani sono bravi, perchè è indice del fatto che, non lavorando a prezzi competitivi, stanno perdendo posizioni di mercato!


il comparto olivicolo-oleario, alla stregua di quello latterio-caseario, non può non fruire di interventi similari a quelli adottati per la crisi del parmigiano reggiano e del grana padano;
la necessità di provvedimenti urgenti di questo genere nel comparto olivicolo-oleario si è fatta impellente: negli ultimi dodici mesi, infatti sei famiglie italiane su dieci, a causa della crisi economica e della erosione del potere di acquisto, hanno ridotto i consumi di pane, frutta, verdura e olio di oliva;
nel primo semestre 2008, si è avuta una caduta dei consumi dei prodotti legati alla dieta mediterranea superiore al 2,5 per cento; in particolare per l'olio di oliva si è registrato un calo del 5 per cento;
tale flessione ha avuto riflessi sugli olivicoltori, i quali hanno dovuto scontare, nel medesimo periodo, la forte crescita dei costi produttivi e degli oneri sociali e la contestuale diminuzione della redditività d'impresa;

Finalmente si scopre che, senza i sussidi, la nostra agricoltura non è in grado di andare avanti. Ma non ci si chiede il perché (che non sanno lavorare bene), si chiedono solo altri soldi!


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le organizzazioni professionali e cooperative agricole e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, unitamente alle amministrazioni regionali, provinciali e comunali della Puglia e della Calabria hanno sottoscritto una piattaforma unitaria, sottoposta al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nello scorso novembre;
nell'ambito della legge n. 205 del 2008, di conversione del decreto-legge n. 171, recante misure urgenti per il rilancio competitivo del settore agroalimentare, il Parlamento, su proposta della XIII Commissione Agricoltura della Camera, ha approvato, come prima misura a sostegno del settore olivicolo-oleario, uno stanziamento di 2,6 milioni di euro per la realizzazione di una campagna istituzionale di promozione diretta a favorire il consumo dell'olio extravergine di oliva, in particolare favorendo la conoscenza delle relative proprietà nutrizionali e salutistiche (articolo 4-quaterdecies);
le misure urgenti di cui ha bisogno il settore debbono essere indirizzate principalmente a sostenere il reddito delle imprese olivicole, debbono tonificare il mercato senza abbassare, ma anzi rilanciando l'immagine del made in Italy presso il consumatore italiano e straniero;

Non bastano i soldi che dal II dopoguerra ad oggi si sono presi, vogliono ancora di più... e non investono in tecnologie, ricerca, innovazione, NO, investono i nostri soldi (i soldi del contribuente) in promozione delle micro-produzioni locali, in modo che il fattore gino riesca a vendere la sua bottiglia a un prezzo esorbitante ancora per qualche anno, finché la legge del Mercato non lo spazzerà via!

impegna il Governo:

a proseguire nell'attuazione sollecita delle misure avviate, quali il pagamento immediato da parte della AGEA degli aiuti comunitari;
a proseguire nell'azione intrapresa presso le sedi europee affinché l'olio extravergine di oliva sia inserito tra i prodotti da destinare agli aiuti alimentari per gli indigenti;
ad attivare le misure previste dalla legge n. 102 del 2004, sulle calamità naturali, nonché ad adottare le ulteriori misure, anche di natura normativa, volte alla fiscalizzazione degli oneri sociali per le imprese che occupano manodopera, con particolare riferimento alle zone dell'Obiettivo 1 (convergenza), dove avviene la maggior parte della produzione italiana, ovvero allo slittamento delle scadenze fiscali e creditizie;


Quindi vogliono aiuti (cioè soldi pubblici) senza però dover pagare le tasse!!! Assurdo, oltre ad essere arroganti e presuntuosi (al limite dell'estorsione),  sono anche sfacciati!


ad applicare il decreto 9 ottobre 2007, sull'obbligo dell'indicazione in etichetta dell' origine dell'olio extravergine di oliva


In palese violazione del Regolamento (CE) n. 1019/2002 sull'etichettatura dell'olio. Questo porterebbe all'apertura di un'ennesima procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, con relative sanzioni pagate, ancora una volta, con i soldi pubblici, quelli nostri, del contribuente!


ad attivare un'adeguata rete di controlli a garanzia della regolarità e della trasparenza della materia prima, della vendita e della distribuzione del made in Italy;
ad avviare una sistematica campagna di controlli soprattutto presso i centri maggiormente a rischio, come le raffinerie e le centrali di stoccaggio, facendo sì che la campagna di controlli si occupi anche delle vendite promozionali presso la grande distribuzione di oli presentati come made in Italy e venduti non al di sotto del costo di produzione;
a istituire, attivando tutti gli enti preposti, un tavolo di coordinamento permanente per i controlli sulle sofisticazioni e sulle frodi e per il monitoraggio sulla legittimità delle importazioni di olio;
a promuovere un accordo di filiera con la grande distribuzione per la promozione delle vendite di olio extravergine certificato e tracciato (dunque autenticamente made in Italy) con appositi spazi presso le strutture di vendita della GDO


La GDO funziona così: se il signor Barilla vuole vendere la sua pasta sullo scaffale di un supermercato, deve concludere un contratto nel quale la GDO pretende sconti per le grandi quantità acquistate e distribuite. Quindi il signor Barilla deve "pagare" una contropartita per stare sullo scaffale della Coop, dell'Esselunga, di Ochan, etc.

Imporre alla GDO di allestire uno spazio all'interno dei loro punti vendita per  promuovere la vendita di prodotti che poi non comprerà nessuno - perchè hanno un prezzo eccessivo - vuol dire pagare la GDO per allestire lo spazio. Come la paghiamo la GDO? Ancora una volta con i soldi pubblici, del contribuente! Senza considerare il fatto che la dizione Made in Italy sull'olio è contra legem, semmai si dovrebbe dire 100% italiano!


a dare sollecita attuazione, in collaborazione con le regioni interessate, alla campagna promozionale di cui all'articolo 4-quaterdecies del decreto-legge n. 171 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del 2008, impegnandosi altresì a rendere strutturale tale campagna;
a promuovere la sottoscrizione di un accordo di filiera per l'utilizzazione degli oli lampanti a scopo energetico in modo da eliminare dal mercato quantità significative di un prodotto che, con opportuni artifici, viene illegalmente trasformato in


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extravergine anche qui con opportuni e rigidi accorgimenti di controllo delle materie utilizzate;


Finalmente una cosa intelligente: una via di guadagno alternativa per gli agricoltori, la produzione di energia. Questo sì che farebbe salire il costo della materia prima (vedasi fenomeno biodiesel e correlato aumento del prezzo di soya, mais e girasole)!


a istituire una sede di confronto nazionale e regionale con i soggetti della distribuzione per individuare strategie condivise di rilancio del settore.
(8-00026)
Oliverio, Negro, D'Ippolito Vitale, Servodio, Rainieri, Nola, Agostini, Beccalossi, Bellanova, Boccia, Bordo, Brandolini, Callegari, Capano, Marco Carra, Cenni, Concia, Cuomo, Dal Moro, De Camillis, Di Caterina, Dima, Fiorio, Fogliato, Gaglione, Ginefra, Grassi, Laganà Fortugno, Laratta, Lo Moro, Losacco, Lusetti, Cesare Marini, Marrocu, Minniti, Mario Pepe (PD), Ria, Sani, Trappolino, Vico, Villecco Calipari, Zucchi.

Fonte:

http://new.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/200901/0121/html/13/frame.htm?campo=//new.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/scommfr.asp?annomese=200901&commiss=13

Questa sarebbe l'alternativa a Berlusconi?!

Questo sarebbe il partito con ampio respiro internazionale che guarda a Barak Obama?!

Questa sarebbe l'opposizione innovatrice?! A parte la via energetica non fanno altro che chiedere sussidi!

Non ci meravigliamo se poi gli italiani continuano a votare per il cavaliere!

martedì, 02 dicembre 2008

Domenica scorsa ho pranzato tardi, e mentre mangiavo ho sintonizzato la televisione su Rai3. C'era il programma condotto da Licia Colò (ve la ricordate? quella che faceva bimbum bam con Paolo Bonolis): alle falde del kilimangiaro. Programma piacevole e rilassante, senza pretese...finchè si tratta di proiettare viaggi in giro per il mondo fatti a spese di noi fessi che paghiamo il canone per vedere loro in vacanza!

Tra un viaggio e l'altro, a un certo punto la conduttrice introduce un tema: le frodi alimentari!

Invita a partecipare il Prof. Gianni Tanino, consulente del Ministero della Salute (oggi lavoro, welfare, etc.), nonchè membro della commissione di valutazione sul rischio sanitario. Introdotto così, lo spettatore medio si ferma ad ascoltarlo pensando: "questo è uno che le cose le sa eccome, sentiamo cos'ha da dirci".

L'esimio professore comincia a parlare sponsorizzando la c.d. "filiera corta", ossia una tematica portata avanti dalla Coldiretti, con i milioni di euro dei suoi "poveri" associati, che vorrebbe convincere il mondo - o quantomeno gli italiani - che dobbiamo chiuderci in casa e non aprire a nessuno perchè fuori ci sono solo orchi brutti e cattivi e streghe malefiche che ci vogliono avvelenare con cibi sofisticati!

In altre parole ci vogliono convincere che solo i prodotti dell'orticello del vicino sono buoni, sani e naturali, quelli che vengono da una distanza inferiore a 70 Km...e chi vive nella provincia di Caserta o di Napoli che deve fare?! Ci deve credere?!

Tale politica è fortemente protezionista e contraria al libero scambio di beni/merci (è pletorico dirlo, ma non si sa mai che qualche distratto non se ne sia accorto). Non è un mistero, infatti, che la Coldiretti rappresenti le istanze più retrograde e conservatrici dell'italietta con le scarpe grosse e il cervello fino!

Ovviamente, però, tale politica è contraria ad una delle libertà fondamentali su cui si fonda il diritto europeo: la libera circolazione di beni e servizi!

Infatti Bruxelles ha già stroncato a più riprese questo atteggiamento protezionista, che vorrebbe riportarci indietro nel tempo dentro le grotte, con la clava per cacciare e l'aratro tirato dal bue per arare la terra.

Perchè la Coldiretti sostiene questa politica? Semplice, finchè gli agricoltori dovranno spaccarsi la schiena per coltivare qualche ettaro di terra, non avranno tempo per studiare, viaggiare ed aprirsi la mente. In altre parole rimarranno fedeli alla Coldiretti e le pagheranno regolarmente i contributi.

A proposito, lo sapete che, per avere i contributi europei alla produzione, gli agricoltori italiani devono per forza affidarsi alle sedi territoriali della Coldiretti (o delle altre organizzazioni agricole) per il disbrigo delle pratiche (sulle quali trattiene un agio)?! E lo sapete che se non sono in regola con il pagamento dei contributi associativi non vedono un euro di finanziamento pubblico?! Vi sembra corretto? Forse andrebbe sciolta questa Coldiretti!

Dal loro punto di vista questo atteggiamento è corretto. Non a torto, infatti la crisi dei sindacati è dovuta proprio ad un innalzamento del livello dell'istruzione del lavoratore medio: oggi i giovani sono talmente istruiti che non hanno bisogno di un sindacalista (spesso molto meno istruito di loro) per difendere i loro diritti in sede di contrattazione del rapporto di lavoro, soprattutto per ciò che riguarda le aziende medio-piccole. Se la Coldiretti, quindi, non vuole correre il rischio che i giovani agricoltori si disamorino di lei, deve curarsi di mantenere il livello dell'istruzione molto basso, l'apertura mentale pressochè pari alla cruna di un ago e le procedure amministrative sempre più complesse. Ed in questo la Coldiretti devo dire che è abilissima!

Poi, però, ha bisogno di sponsorizzazioni e di comunicazione. Ed ecco allora che infila i suoi fedelissimi in ogni comitato consultivo ed in ogni programma populista. Ed ecco il Professore.

Tornando, dunque, a le falde del kilimangiaro e a Tanino, vi posso dire che, dopo aver fatto un elogio della filiera corta - perchè solo lei ci garantisce prodotti sani e genuini - ha tirato fuori l'anima ambientalista, che oggi piace tanto, e ha detto che l'inquinamento atmosferico delle industrie cattive finisce sulle foglie e sull'erba, le riempie di diossina, le armenti la brucano e così il prodotto che si ottiene è altamente cancerogeno.

Ecco, infatti, l'esempio della mozzarella di bufala campana alla diossina, per la quale - tutto compìto - ha detto che non è colpa dei poveri allevatori, che mandano le mandrie a pascolare sugli immondezzai, se la mozzarella contiene la diossina, ma è colpa delle industrie cattive. Si è dimenticato di dire, però, che il 30% dell'inquinamento viene dall'autotrazione (auto, moto, camion, ecc.) e non penso che il professore vada a piedi, come i milioni di telespettatori che lo ascoltavano!

Comunque la questione della mozzarella di bufala è la conferma che l'origine non è sinonimo di qualità, di bontà e di genuinità!

Ma lui, abile marpione navigato, è riuscito a far passare agli occhi del pubblico lo scandalo diossina come una colpa dell'industria e un motivo a favore dell'origine obbligatoria, mentre in realtà si tratta di un'argomentazione contro l'origine obbligatoria!

Poi - non contento - non poteva conludere il suo sgangherato intervento senza dire qualcosa destituita di ogni fondamento giuridico.

Tutto giocondo per l'apparizione in televisione, è passato a stra-parlare dell'olio d'oliva. Ha detto - rivolgendosi ai telespettatori - che devono fare molta attenzione, devono leggere in etichetta l'origine delle olive e dove vengono molite, perchè tale indicazione è obbligatoria per legge. Nulla di più falso!

E stavolta non si può utilizzare la formula di cortesia che ciò non corrisponde al vero, perchè è proprio FALSO!!!

Il Regolamento (CE) n. 1019/2002, relativo alle norme di commercializzazione dell'olio d'oliva, prevede infatti che tale indicazione sia facoltativa e non obbligatoria. Poi, nel caso in cui il produttore decida di indicarla, è obbligato a riferirsi alle dizioni: 100% italiano (o greco, o spagnolo, o via dicendo...), 75% italiano, o paesi terzi. Nella pratica si è diffuso solo il 100% italiano.

Ciò in quanto non devono essere create delle discriminazioni tra i diversi Paesi Membri produttori, sempre per il principio della libera circolazione delle merci all'interno dell'UE.

Tutto ciò salvo le DOP, IGP, ecc. per le quali ci sono in circolazione molti venditori di carta, di bolli e di certificazioni!

Ora, per chi non lo sapesse - e pare che tanino non sia informato al riguardo - le norme europee prevalgono sulle norme di diritto interno (agli Stati Membri) nel caso di contrasto. Inoltre i regolamenti comunitari sono indirizzati a tutte le persone europee, nessuna esclusa, siano esse persone fisiche o persone giuridiche! Infatti i regolamenti comunitari concludono tutti con la seguente dicitura: "Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri".

In un Paese civile e democratico, questo tanino, sponsorizzato dalla Coldiretti e stipendiato dallo Stato italiano (cioè da noi contribuenti), dovrebbe essere processato per aver dichiarato in pubblico il falso e per procurato allarme. Poi dovrebbe essere condannato al risarcimento dei milioni di euro di danni che arreca all'industria alimentare italiana andando in giro a pontificare su argomenti che non conosce, nella migliore delle ipotesi, o che fa finta di non conoscere, nella peggiore. Ma allora, Vostro onore, è palese la sussistenza dell'elemento soggettivo del dolo che caratterizza la condotta posta in essere dal reo, il quale con coscienza e volontà ha dichiarato il falso su un'emittente nazionale, inducendo milioni di consumatori in errore e spingendoli nelle mani di coloro che, pagando lautamente qualche ente certificatore, si fanno dichiarare il prodotto come italiano anche se poi non lo è (perchè altrimenti dove trovano i soldi per pagare la certificazione ed essere competitivi?!).

Ma tant'è; siamo in Italia e tanino viene invitato nei migliori programmi, viene osannato e ricoperto d'oro, mentre dovrebbe lavorare per il resto della sua vita per pagare i milioni di euro di danni che cagiona!

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giovedì, 23 ottobre 2008

Leggo, su una rivista conumerista, un appunto della CIA (confederazione italiana dell'agricoltura) che riporto:

Chi pensa che il grano duro che serve a fare la pasta sia italiano si sbaglia di grosso: viene per lo più dall'estero, in particolare da Canada, Messico e perfino Bangladesh. Se ne importano 800mila tonnellate, una enormità, mentre gli industriali italiani del settore utilizzano soltanto il 20% del grano duro della Puglia, la Regione leader di questa materia prima poiché da sola ne produce circa un milione e centomila. A lamentarsene sono proprio i coltivatori pugliesi, che denunciano questa paradossale situazione. La CIA denuncia anche che, per deprimere il prezzo del grano duro pugliese, avvengono importazioni in dumping, ma il prezzo resta alto. In più sembra che molto di quello importato non sia vero grano duro, ma il cosiddetto semiduro ibrido, che proviene anche dalla Russia ed è sbarcato da navi smisurate.

Hanno scoperto l'acqua calda!

Io già nel 1998 (ero ancora al liceo) feci una ricerca in collaborazione con l'ICE (istituto per il commercio con l'estero) avente ad oggetto il mercato della pasta e l'importazione delle materie prime dal nord-America...loro hanno impiegato solo 10 anni a fare la stessa scoperta?!

Poi, più che lamentarsi come loro solito, dovrebbero chiedersi perchè in Canada o negli USA, paesi civilizzati con economie strutturate come la nostra (non stiamo parlando della Cina che produce grazie allo sfruttamento dei bambini e di un costo del lavoro irrisorio), riescono a produrre a costi così bassi da riuscire ad essere competitivi con i nostri agricoltori pelandroni. Riescono ad essere talmente competitivi che costa di meno importarla da oltre Atlantico che dalla Puglia! Forse dovrebbero fare mea culpa e cercare al loro interno le cause di questa distorsione di cui LORO sono causa!

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mercoledì, 15 ottobre 2008

Leggo oggi su agrapress (periodico on-line legato alle tematiche degli agricoli) che la Confeuro, con un comunicato stampa, si dichiara preoccupata per il notevole ribasso del prezzo del grano duro che è sceso, nell'attuale campagna, a 28€/qle mentre lo scorso anno stava a 45€/qle.

Secondo la confederazione - si legge nella nota - il verificarsi di questa grave situazione del comparto cerealicolo, deriva principalmente da spinte di puro carattere speculativo. La Confeuro, quindi, auspica un opportuno ed urgente intervento del Ministro Zaia per far sì che si possa mettere fine a questa situazione divenuta ormai insostenibile per i produttori cerealicoli, che stanno subendo perdite rilevanti e sono perfino titubanti a riseminare questo cereale per la prossima campagna.

Cosa mi tocca leggere?

In altre parole una confederazione di agricoli chiede - a chiare lettere - al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Zaia di aumentare i costi del grano?!

Vogliono affamare la popolazione?!

Poi strillano che Mister Prezzi deve tenere sott'occhio il prezzo dei prodotti trasformati...ma allora se il prezzo dei prodotti trasformati deve essere basso e quello del grano alto, mi dite dove sta la convenienza economica della trasformazione (primo settore economico europeo)...dove sta la logicità di certe richieste? Un minimo di decenza!

Tessera

Poi leggo sul sito Internet della Confeuro che: La Confeuro e' da sempre impegnata nella tutela e nello sviluppo degli interessi sociali, giuridici, professionali ed economici dei cittadini europei nel rispetto dei valori morali e della dignita' umana.

Ma come fanno a conciliare queste dichiarazioni di principio con la richiesta al Ministro di imporre un rialzo forzato dei prezzi della materia prima?!

Assurdo!

E nessuno muove un dito, nessuno scrive articoli contro questi protezionisti stile tardo ottocento, tutti che annuiscono e si calano le braghe solo perchè la Confeuro ha migliaia di iscritti che equivalgono a migliaia di voti?!

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categoria:politica, economia, popolo, agricoltura
mercoledì, 06 agosto 2008

La produzione industriale in Spagna, su basi destagionalizzate, è diminuita del 9% annuo a giugno. Lo ha annunciato l'Istituto nazionale di statistica (Ine). Già in maggio si era registrato un calo del 5,5% annuo e dello 0,2% in aprile. Nel primo semestre la flessione, destagionalizzata, è del 2,8% annuo.

A pesare sul dato di giugno il forte calo (-8,9%) dei beni di consumo: durevoli -20,2%, -6,7% per i non durevoli.

Il premier spagnolo Zapatero in una recente conferenza stampa a Palma di Maiorca (Afp)

Che sia finita la pacchia per la rampante economia iberica?!

Intanto però il re dell'olio Salazar, Presidente del Grùpo SOS (che già detiene Carapelli e Sasso), ha messo a segno un grande colpo: ha rilevato dalla casa anglo olandese Unilever i marchi Bertolli (olio e aceto), Dante e San Giorgio con annesso lo stabilimento di Inveruno (MI) per 630 milioni di euro. Con questa mossa il Grùpo SOS diventa il leader mondiale non solo dell'olio d'oliva, ma anche dell'olio extravergine...alla faccia dei produttori d'olio italiani sempre troppo presi a fare la guerra all'industria italiana (capeggiati da Coldiretti e CIA) senza investire in nuove tecnologie per migliorare e aumentare la produzione di olio che oggi in Italia è inferiore alle 400mila tonnellate l'anno, mentre in Spagna supera il milione e mezzo!!!

mercoledì, 25 giugno 2008

Partecipate anche voi al sondaggio:

Sei favorevole alla liberalizzazione degli OGM?

Potete votare qui:http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/

Sono più resistenti alle aflatossine (in poche parole non fanno sviluppare le muffe responsabili di molti tumori), non hanno bisogno di diserbanti e insetticidi nocivi per l'ambiente, permettono una resa maggiore dei terreni (e dunque più soldi per i contadini), negli USA li producono e consumano da decenni e non sono stati riscontrati particolari effetti negativi per la salute...ma non solo, il 60% del grano lo importiamo dagli USA, quindi anche noi abbiamo già mangiato mais ogm in vita nostra!!!

Se continuiamo a dire no agli ogm la nostra agricoltura (già fuori mercato) chiuderà presto i battenti e dovremo per forza importare solo mais ogm dagli USA...forse è meglio produrlo in casa e studiare bene gli effetti, che ne dite?!

Non date retta a chi vi vuole solo prendere per il culo!

martedì, 17 giugno 2008

Facciamo un pò di maieutica socratica?

Secondo voi, oggi, quali sono i c.d. "poteri forti"?

Si fa un gran parlare di poteri forti, di lobby, di economia che va a rotoli perchè alcuni gruppi di pressione spingono per mantenere lo status quo e non permettono una vera liberalizzazione del mercato unico europeo, ossia un'evoluzione in senso moderno delle economie di mercato nazionali verso un modello di mercato unico globale degli scambi, tanto agognato dalla WTO (world trade organization), che permetta di liberare energie represse e di recuperare quel gap tra paesi ricchi e paesi poveri. Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio cosa succede a livello nazionale, europeo ed internazionale.

Parlando con gente di diversa estrazione sociale, culturale, politica, economica esce fuori sempre più spesso che i poteri forti che bloccano le risorse sono le multinazionali, le lobby industriali...ma è vero?

Allora, facciamo un passo indietro: per avere il potere oggi di cosa si ha bisogno? Di consenso. Come lo si ottiene? Dicendo sempre di sì ad ogni richiesta e promettendo di risolvere tutti i problemi di tutti. Poi questo populismo occorre comunicarlo in modo adeguato e diffuso, per arrivare all'orecchio di tutti: la famosa voce di popolo.

L'industria ha le persone competenti dal punto di vista tecnico e le risorse economico-finanziarie per risolvere da sola i propri problemi. Chi è che, invece, ha sempre bisogno di aiuto e non riuscirebbe ad arrivare a fine mese senza l'aiuto del Governo?! Sono i piccolini, le PMI, ossia le piccole e medie imprese italiane (che a livello europeo vengono addirittura classificate come micro), che affollano il tessuto economico e sociale del nostro paese...in poche parole sono gli agricoltori e gli artigiani che prendono sovvenzioni ogni due su tre e non gli basta mai perchè non sono in grado di essere competitivi e di stare sul mercato (gli stessi che poi dicono "piove governo ladro")!

Ma perchè in Spagna l'agricoltura si è organizzata a livello semi-industriale (o cooperativo, se vogliamo, come in Emilia Romagna e nella Pianura Padana) mentre in tutto il resto d'Italia non riesce ad uscire dalla dimensione micro? E lo stesso discorso potrebbe essere fatto per gli artigiani, i quali non versavano mai i contributi all'INPS tranne gli ultimi 5/6 anni e poi andavano in pensione con un quantitativo calcolato su quegli anni, grazie all'allora sistema retributivo (mentre oggi il sistema contributivo impone il calcolo su tutti e 40 gli anni di contribuzione) e questo ha mandato in crisi il sistema previdenziale italiano...ma perchè nessuno lo dice?! E lo stesso è successo in altri paesi dell'UE.

Tutto ciò comporta notevoli problemi e costi di gestione insostenibili che fanno essere fuori mercato la nostra agricoltura e i nostri artigiani. Ed è qui che arriva il politico. Dapprima (la vecchia DC) si è "comperato" il voto dei contadini e degli artigiani del centro-sud Italia promettendo ed elargendo sovvenzioni a pioggia (bisogna sempre tenere presente che l'industria impiega pochi addetti rispetto all'agricoltura, nel senso che se per la sede italiana di una multinazionale ci sono un migliaio di impiegati, e di multinazionali in Italia ce ne sono veramente poche, l'agricoltura e l'artigianato, invece, occupano milioni e milioni di addetti suddivisi in micro aziendine - soprattutto S.r.l. se non anche imprese agricole o s.n.c. - che però alle elezioni contano una testa un voto, quindi a livello politico è molto più redditizio fare promesse alle organizzazioni agricole, che garantiscono milioni di consensi, piuttosto che all'industria, che garantisce poche centinaia di migliaia di consensi; basti vedere il risultato delle ultime elezioni politiche dove il PD - a parte la sofferenza per l'eredità pessima del governo Prodi - sostenendo l'industria e la confindustria ha perso le elezioni nei confronti del PDL che sosteneva gli interessi degli agricoltori e delle categorie minori come tassinari, artigiani, commercianti!). Dicevamo dei famosi finanziamenti a fondo perduto che non pretendevano nulla in cambio. Ma come hanno potuto fare ciò? Di soldi in Italia non ce ne erano a sufficienza negli anni '50 e '60, ma allora ecco che arrivò la PAC (la politica agricola comune http://europa.eu/scadplus/glossary/agricultural_policy_it.htm 

http://it.wikipedia.org/wiki/Politica_agricola_comune) che tutt'ora impegna per il 45% il bilancio comunitario!!! Questa prevedeva un sistema di aiuti alla produzione nel settore dell'agricoltura: in poche parole, si diceva al contadino "se produci 100 io ti do 10, se produci 200 ti do 20". La PAC ha permesso in breve tempo di raggiungere l'autosufficienza europea dalle grandi commodity agricole statunitensi. Ma perchè fu pensata la PAC? Perchè l'Europa era stanca di fare la fame (patita durante i due conflitti mondiali) e, di conseguenza, mirava all'autosufficienza alimentare per evitare che, in caso di carestia o di raccolto fiacco negli USA, i cittadini europei dovessero patire la fame (occorre notare che questo sistema di sovvenzioni all'agricoltura è stato adoperato ed è tutt'ora in vigore negli USA)!

Una volta raggiunta l'autosufficienza, la PAC aveva raggiunto il suo scopo (fissato a Stresa nel 1958) e andava pian piano eliminata perchè oramai l'agricoltura avrebbe dovuto essere in grado di stare da sola sul mercato (a parte quella italiana dove i "furbetti" hanno pesato per anni solo a produrre carta che certificava la produzione per prendere le sovvenzioni mentre i terreni restavano incolti). Ma come fa il politico democristiano a dire ai propri elettori agricoltori che i fondi per l'aiuto alla produzione non li vedranno più? L'agricoltore non è tanto tenero, se ne frega che l'obiettivo dell'autosufficienza è stato raggiunto, vuole i soldi a cui si era abituato e, bene che gli vada al politico, non viene votato alle successive elezioni (se non anche tumulato)!

Ecco allora che si sono inventati le dichiarazioni di stato di calamità naturale per ogni evento atmosferico: pioggia, grandine, vento forte, siccità, gelo, etc...

Le promesse in politica bisogna farle a chi ha i problemi, non a chi se li risolve da solo. E poi bisogna fare in modo che il problema persista (finchè non se ne trova uno nuovo) perchè altrimenti il cittadino elettore si dimentica presto di chi ha risolto il vecchio problema e da il proprio voto a chi si propone come risolutore del nuovo problema (ecco anche perchè in campania - guarda caso il granaio italiano di voti democristiani - il problema dei rifiuti non è mai stato affrontato epr risolverlo ma solo per rimandarlo e attirare finanziamenti che andavano nelle tasche dei politici e delle organizzazioni malavitose)!

Oggi la vecchia DC (per fortuna) non c'è più, ma chi sta cercando di prendere quell'enorme eredità di voti? Per il PDL c'è AN e FI nel centro-sud e la lega al nord, per il l'Unione c'era l'estrema sinistra (basti pensare che in Puglia, altra regione a forte vocazione agricola, le ultime elezioni regionali le ha vinte Niki Vendola)...e infatti, guarda caso, alle ultime elezioni il PD, che andava da solo (cioè senza l'appoggio dell'estrema sinistra), ha perso i milioni di voti degli agricoltori che hanno visto nel PDL l'unica voce "amica"!

In Italia è in atto una trasformazione profonda dei due principali partiti: il PDL, erede del liberalismo forzista (ricordate la famosa casa delle libertà?!) ha ereditato buona parte del consenso democristiano, il che sta spostando l'asse interno al partito dal liberalismo al protezionismo (basti vedere l'involuzione di Tremonti che da liberalista convinto si è trasformato in un protezionista vecchio stampo, come per la questione del condono che lo stesso Tremonti aveva da sempre osteggiato ed infine approvato nel Berlusconi-ter...cosa non fa la politica, eh?!).

Dall'altra sponda il PD, ultimo baluardo parlamentare del socialismo e della sinistra, si sta evolvendo in senso moderno e progressista, oserei dire quasi labourista all'inglese. E infatti i teocon come Prodi e la Bindy faticano sempre più a trovarvi spazio!

Questa è una svolta epocale: categorie da sempre vicine all'area sinistra del Parlamento stanno spostando il proprio consenso nel PDL (artigiani, agricoltori, piccoli commercianti), mentre l'industria, da sempre vicina a logiche liberali se non liberiste incarnate dall'allora casa delle libertà, sta spostando il proprio consenso nel PD!!!

Questa lenta evoluzione si è già vista in diversi Paesi membri dell'UE, ma in Italia le cose avvengono sempre con un paio o più di decenni di ritardo.

L'Europa, dunque, sta cercando di alleggerire le spese (e gli sprechi) nel settore agricolo, e da lì nasce la nuova PAC che prevede un aiuto disaccoppiato dalla produzione (per evitare di continuare ad essere presi in giro dai furbetti italiani) e la fine del set-aside. Quest'ultimo era stato previsto come parziale freno dell'eccesso di produzione. La vecchia PAC, infatti, aveva funzionato talmente bene da raggiungere in breve tempo gli obiettivi prefissati a Stresa e imponeva una profonda revisione: andando avanti in quella direzione si avrebbe avuto un eccesso di produzione (ecco infatti lo sforamento delle quote latte), e, come tutti sanno, se la domanda resta ferma e l'offerta continua a crescere il prezzo del prodotto cala, rendendo economicamente sconveniente fare l'agricoltore (ed ecco la macerazione dei prodotti agricoli in eccesso per mantenere alto il prezzo sul mercato). Purtroppo i politici ragionano e lavorano in modo simile sia in Italia che in Europa. E quindi anche a Bruxelles non hanno avuto il "coraggio" di eliminare gli aiuti alla produzione. Come frenare allora il surplus produttivo? Finanziando i contadini per lasciare i terreni incolti: tradotto in lire, erano altri sprechi (perchè si pagavano i contadini per non coltivare le proprie terre) che gravavano sulla collettività!

Da dove pensate che venga il no irlandese al trattato di Lisbona? Dalla volontà di mantenere fermi i privilegi acquisiti negli anni e dall'opposizione strumentale ad ogni iniziativa di Bruxelles che vada contro gli interessi dei gruppi di potere (milioni di voti) che garantiscono la rielezione!

Si potrebbe dire: ma l'Irlanda ea quoque  che ha ricevuto milioni di euro dall'allora CE si oppone ad una rinnovata integrazione anche politica e non solo economica? Ebbene si, perchè allargando la base di adesione all'UE sono aumentati i paesi "poveri" che necessitano di maggiori fondi per recuperare le distorsioni di ricchezza all'interno dell'UE: Romania, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, etc...e questi tolgono fondi all'Irlanda la cui economia è ormai sana!

Gli USA dal canto loro si muovono parallelamente (o, se vogliamo vederla con i loro occhi, siamo noi che camminiamo paralleli a loro) e hanno un sistema di aiuti all'agricoltura che somiglia (e di molto) alla nostra PAC, che probabilmente è stata copiata (o imposta?) dagli USA col Piano Marshall.

Ora cosa sta succedendo a livello mondiale? I Paesi dell'Opec si sono fatti due conti e hanno capito che la pacchia sta per finire: tra 50 anni il petrolio finirà e loro torneranno a farsi la guerra per una pecora o un cammello in più! Quindi occorre svegliarsi immediatamente per entrare nei grandi gruppi economico-finanziari mondiali dove trovano solo la concorrenza della Cina...e questo lo stanno già facendo! Da qui la riduzione della produzione giornaliera di barili di greggio per far lievitare il prezzo, sul quale poi speculano i broker finanziari con strumenti quali i futures o simili. Ma i broker stessi al soldo di chi sono? In buona parte degli stessi Arabi!

Allora gli USA stanno cercando di controbilanciare questo spostamento di ricchezze a favore del Medio Oriente. Cosa comperano loro in grande quantità perchè non possono produrli? I beni alimentari!

Ed ecco che gli States, grandi produttori di commodities agricole, stanno speculando sul prezzo per strozzare questo innalzamento dei prezzi del petrolio: è un gioco di forza tra grandi potenze mondiali dove i vasi di coccio tipo l'Italia rimangono schiacciati!

Noi, infatti, non abbiamo risorse energetiche sufficienti (il 40% dell'energia consumata in Italia viene prodotta con il gas naturale comperato da Putin e un altro 45% viene prodotta col petrolio importato dall'Opec, il tutto per una dipendenza diretta delle fonti di approvigionamento energetico pari all'85%, cui si deve sommare un altro 10% di dipendenza dalla Francia e dalla Germania che producono l'energia che ci vendono l'una col nucleare e l'altra con i nostri rifiuti!!!) e non abbiamo un'agricoltura in grado di produrre beni alimentari a sufficienza, perchè i simpatici contadini italiani si sono divertiti per anni a rubare soldi all'UE senza produrre, senza ammodernarsi e senza investire nell'agricoltura!

Da qui l'esigenza sempre maggiore di importare materie prime e di investire su fonti di approvvigionamento energetico non fossili.

Ma qual'è l'unica fonte energetica che ci permetterebbe di non restare schiacciati tra l'Opec e gli USA?

E poi, tornando al titolo, vi pongo un'altra domanda: quali sono i famosi "poteri forti"? E chi li sostiene oggi?

domenica, 11 maggio 2008

Dato che gli agricoltori minacciano aumenti vertiginosi di frutta e verdura, l'altro giorno mi sono messo a piantare i pomodori nel mio giardino, anche perchè limoni, mandaranci, albicocche, nocciole e fichi già li ho piantati da anni...ora mi manca il basilico, la salvia e la mentuccia.

Il rosmarino sta in terrazza, ma stenta a diventare una signora pianta...forse è colpa della luce!

Comunque questa estate potrò mangiare frutta e verdura fresca, colta dall'albero appena matura e senza conservanti...alla faccia degli agricoli che dicono che costa cara la frutta e la verdura: io ho pagato 1,60€ per 9 piantine di pomodori!!!

Coldiretti...tiè!


postato da: andrea1979 alle ore 22:15 | Permalink | commenti (4)
categoria:ambiente, agricoltura, io

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