«Il mio primo gesto da segretario sarà quello di occuparmi del lavoro e della precarietà, credo che abbiamo bisogno di riportare la politica ai fondamentali». Il nuovo segretario del Pd, Pier Luigi Bersani indica ai microfoni di Cnrmedia, le priorità che intende affrontare dopo l'elezione che domenica - secondo i dati definitivi - ha visto la partecipazione di circa 3milioni di elettori. «Si è creato un muro di gomma tra sistema politico, media e condizioni reali. Cercherò di abbattere questo muro» ha aggiunto Bersani.
L'alta partecipazione è stata un po' la sorpresa della giornata, dopo che nelle scorse settimane tutti i candidati avevano indicato i 2 milioni come l'obiettivo realistico per queste primarie, e la vicenda-Marrazzo aveva fatto temere qualche ripercussione sulla partecipazione. Gli elettori del Pd, invece, si sono recati alle urne in tanti anche questa volta, dopo le primarie che incoronarono Romano Prodi nel 2005 e quelle di Walter Veltroni nel 2007, e in molti casi ci sono state file ai seggi.
Il popolo delle primarie ha decretato il cambio della guida del partito attribuendo all'ex ministro del governo Prodi oltre il 50 per cento dei consensi, quota necessaria per non rimettere le sorti del partito a un nuovo pronunciamento dell'assemblea nazionale. Il segretario uscente, Dario Franceschini, si sarebbe fermato al 34 per cento mentre l'outsider, il medico Ignazio Marino, avrebbe strappato il 15 per cento.
L'alta affluenza non ha ribaltato la tendenza emersa nei circoli, l'ipotesi di un sorpasso di Franceschini si è rivelata infondata e Massimo D'Alema non ha perso tempo per sottolineare: «La scelta è stata chiara, conferma il risultato che abbiamo avuto già nei congressi di circolo, peró con l'autorevolezza di un voto popolare. Si è dimostrato che i nostri iscritti non erano dei marziani».
Dario Franceschini non ha voluto aspettare i risultati definitivi, che arriveranno solo nelle prossime ore, per riconoscere la sconfitta. Il segretario uscente ha analizzato con i suoi collaboratori i primi dati che arrivavano dalle sezioni, ha letto le proiezioni che non lasciavano margini di speranza e ha subito telefonato a Bersani per congratularsi. «Questo non è un momento di delusione, è una serata di festa per tutti, perchè ha vinto il Pd». Certo, ha aggiunto commentando l'alta affluenza al voto, da oggi «le primarie sono irreversibili». Quindi, un omaggio a Walter Veltroni che ha costruito il partito e lo ha portato al "33,4%", la rivendicazione del lavoro fatto in questi mesi («Grazie a quel 26% possiamo ripartire») e l'assicurazione: «Continuerò a servire il partito».
Ignazio Marino, intanto, si mostra soddisfatto: la sua mozione appare stabilmente sopra il 10% e, anche se i suoi avevano sperato forse qualcosa di più, commenta: «Se i dati sarannno confermati, la nostra mozione è tra il 10 e il 20%, un risultato davvero ottimo. L'elezione di Bersani è un altro grande risultato, avrà la forza di chi lo ha sostenuto e l'unità del partito».
Bersani è stato l'ultimo a presentarsi nella sala conferenze del Pd:«Faró il leader ma a modo mio, come uno che pensa che non puó esistere il partito di un uomo solo ma deve essere un collettivo di protagonisti». Il neo-segretario si è detto «orgoglioso» per i tre milioni di votanti e ha tracciato le linee della sua idea di partito: popolare e di «alternativa», non solo di «opposizione», perché spesso «l'opposizione non contiene l'alternativa». Quindi, subito un segnale alle altre forze di opposizoine: «Parta da subito un confronto per costruire l'alternativa alla destra». E agli sfidanti l'onore delle armi: «Voglio dire una parola di amicizia e collaborazione a Franceschini e Marino. Lavoreremo insieme».
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