martedì, 24 febbraio 2009

Enel ha sottoscritto venerdì pomeriggio l'accordo con Acciona per l'acquisizione del 25,01% del capitale di Endesa. Per effetto dell'acquisizione di tale partecipazione Enel raggiungerà il 92,06% del capitale della principale azienda elettrica spagnola, diventando così il secondo operatore elettrico europeo dopo Edf e davanti a E.On.

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categoria:europa, energia, investimenti
sabato, 21 febbraio 2009

Signori io mi sbilancio e pretendo il ritiro immediato delle truppe italiane dall'Afghanistan, e vi spiego anche il perché.

Dunque, durante la Guerra Fredda i due blocchi (USA e URSS) si fronteggiavano su vari fronti, ed uno di questi era l'espansionismo sovietico verso il Medio Oriente, terra ricca di giacimenti di petrolio e di gas naturale, nonchè di fiorenti porti utili per gli scambi commerciali.

Gli USA, è inutile negarlo, spalleggiavano gli eserciti di liberazione afgani, non per spirito di solidarietà o per carità cristiana, ma perchè volevano contrastare l'egemonia sovietica nella regione. A questo fine sono arrivati fino alla fornitura di armi ai guerrieri sacri (i Mujaheddin).

All'improvviso, dopo la caduta del comunismo sovietico, è finita la Guerra Fredda e sono cominciati dialoghi serrati tra le due ex potenze in conflitto: USA e Russia.

La spartizione del potere economico è stata evidente. Alla Federazione Russa è andato il monopolio sull'approvvigionamento di gas naturale per tutta l'UE e le zone limitrofe (un gran bel bacino di utenti). Agli USA è andato il monopolio sull'approvvigionamento di petrolio.

Nei loro piani a tavolino, però, putin e bush non hanno considerato un fattore determinante: l'Opec e i magnati del petrolio medio-orientali.

Così si sono inventati la guerra al terrorismo (memori dell'insegnamento di mussoliniana memoria che suggeriva la creazione di un nemico esterno al paese per superare le resistenze interne), una guerra globale ad un "nemico invisibile", un fantasma, che nemmeno il mossad, il KGB e la CIA riescono a catturare, intercettare, prevedere le mosse!

Ovvio, dato che la pax economica impone il non conflitto tra le attuali potenze, bisogna individuare un nemico immaginario, imprevedibile, inarrestabile, che sta tra noi ma non lo vediamo, non lo sappiamo chi sia!

Ora continuano a chiederci di appoggiare i loschi giochetti. Io non ci sto!

Prima i russi hanno ammazzatto brutalmente donne, bambini e intere popolazioni per un pò di oro nero. Ora gli USA ci intortano con la scusa della guerra al terrorismo. Solo il teatro di guerra è sempre lo stesso: l'Afghanistan!

Solo il popolo oppresso è sempre lo stesso!

Io pretendo il ritiro immediato delle truppe italiane da quel teatro di guerra. Tanto più che la destra antiamericanista sarebbe concorde, la sinistra pacifista idem, la logica pure (dato che prima si è appoggiata una guerra afgana contro i russi e ora, gli stessi che appoggiavano la popolazione contro i russi, gli fanno la guerra).

Diciamo no alla Federazione russa e agli USA!

Diciamo no ai loro sporchi giochi di potere!

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venerdì, 13 febbraio 2009

Il Cda di Eni ha approvato ieri la vendita del 100% di Italgas e Stogit a Snam Rete Gas (controllata al 50,03%) ad un prezzo rispettivamente di 3.070 milioni di euro e 1.650 milioni. Il valore dell'operazione, pari a 4.720 milioni verrà finanziato da Srg attraverso un aumento di capitale fino ad 3,5 miliardi.

Paolo Scaroni
Paolo Scaroni

In questo modo l'Italia tenta di diventare più europea seguendo le indicazioni di Bruxelles che vorrebbero la totale separazione tra la proprietà della rete e i gestori dell'offerta di gas.

A questo punto, però, occorre che anche gli altri Paesi membri (Francia, Germania e Spagna in testa) facciano del loro meglio per adeguarsi al fine di ottenere un mercato dell'energia sempre più libero a livello comunitario e competitivo!

postato da: andrea1979 alle ore 18:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:italia, economia, energia, investimenti, italiani, imprenditori, industria, gas
venerdì, 06 febbraio 2009

E' ufficiale: lo sciopero e' finito. Gli operai britannici della raffineria di Lindsey stamattina, giovedi 5 febbraio, hanno votato a favore dell'accordo raggiunto ieri tra i sindacati e l'azienda e torneranno quindi a lavorare lunedi. Si chiude cosi' una settimana di scioperi, manifestazioni e proteste che hanno polarizzato il Paese, acceso il dibattito sul protezionismo in tempi di crisi economica e indebolito ulteriormente la posizione del premier Gordon Brown, incauto autore della frase-simbolo della polemica, «British jobs for British workers».

«Abbiamo deciso di tornare a lavorare lunedi' perche' abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, - ha dichiarato stamani Tony Ryan, rappresentante del sindacato Unite. – Non volevamo che i lavoratori britannici fossero esclusi e ora non lo saranno».

L'accordo raggiunto ieri tra i sindacati e Total, la compagnia proprietaria della raffineria, prevede che 102 nuovi posti di lavoro vengano assegnati a operai del posto per un minimo di nove settimane. I 195 operai italiani e portoghesi assunti dalla Irem, la società siciliana che aveva vinto l'appalto, continueranno a lavorare normalmente. I sindacati britannici, che cantano vittoria dopo l'aspra battaglia, hanno sottolineato che nessun operaio straniero perderà il posto di lavoro e che la loro protesta non è mai stata anti-italiana o xenofoba ma una questione di principio per tutelare l'occupazione locale. La disputa era nata come uno sciopero spontaneo e non autorizzato degli operai di Lindsey, che si sono sentiti tagliati fuori dall'appalto, e si è poi rapidamente allargato a tutto il Paese, portando a scioperi di solidarietà in altre venti tra raffinerie, centrali elettriche e centrali nucleari. Il Governo aveva criticato le proteste definendole sintomo di un pericoloso protezionismo, mentre la Cbi, la Confindustria britannica, si era schierata con la Total.

Unite, il maggiore sindacato britannico, ha combattuto a fianco dei lavoratori per stabilire un precedente, dato che il Governo ha avviato un programma di ricostruzione di decine di centrali nucleari e quindi nei prossimi anni saranno assegnate grandi commesse. Il messaggio è chiaro: almeno metà dei posti di lavoro creati dovranno essere riservati a operai britannici. Una posizione che crea potenziali conflitti con la normativa europea e che lascia aperti molti interrogativi. I segnali ci sono già: oggi ci sarà a Londra una manifestazione di protesta di operai della centrale elettrica di Alstom nel Nottinghamshire, che sostengono di essere vittime di una discriminazione a favore dei lavoratori stranieri. Lo sciopero di Lindsey è finito ma le dispute rischiano di moltiplicarsi.

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/02/lindsey-sciopero-lavoratori-inglesi.shtml?uuid=e1621fea-f36b-11dd-8fd6-f748c1a21372&DocRulesView=Libero

Altro che libero mercato, altro che libera circolazione delle persone, altro che libertà dell'UE, alla luce di questi fatti è innegabile che gli inglesi non sono europei e non vogliono esserlo, allora fuori dall'UE, punto e basta!

Solo noi dobbiamo sostenere i costi dell'immigrazione?

PS: e ridatece i soldi che la Regina s'è inguattata come fondi all'agricoltura destinati alle sue mille proprietà terriere...


postato da: andrea1979 alle ore 15:40 | Permalink | commenti (5)
categoria:italia, politica, lavoro, europa, sindacati, italiani, uk
mercoledì, 04 febbraio 2009
Ora basta! Tra poco sarà già un anno che il Sindaco di Roma non è più di centro-sinistra, ma pare che le cose non siano cambiate poi di molto, l'immobilismo dell'amministrazione degli ultimi 40 anni romani si perpetua anche con la destra?

Alemanno datti da fare!

...altrimenti alle prossime elezioni potresti pure candidarti con la lista civica di Rutelli!!!
postato da: andrea1979 alle ore 17:44 | Permalink | commenti
categoria:roma, sinistra, destra, sindaco, governo
mercoledì, 04 febbraio 2009
ROM
Riporto di seguito alcune considerazioni estratte dal Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Integrazione delle minoranze - I Rom.
Il testo è possibile reperirlo al seguente link:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2009:027:0088:0094:IT:PDF

La discriminazione sociale e il pregiudizio contro gli zingari: sotto forma di luoghi comuni e di pregiudizi nei confronti delle minoranze, in particolare dei Rom, sono fortemente radicati e sono indice di un'ignoranza che si perpetua attraverso le generazioni, ma anche di diversità culturali. L'opinione stereotipata che queste comunità siano socialmente inferiori è ampiamente diffusa. Ciò rafforza ulteriormente l'isolamento, la povertà, la violenza e, in ultima istanza, l'esclusione.


5. Conclusioni
5.1 La costante di tutti gli sforzi compiuti finora per l'inclusione dei Rom e per l'affermazione dei loro diritti è l'ammissione che i risultati raggiunti non sono soddisfacenti.
5.2 Le misure necessarie rientrano nelle competenze sia dell'Unione che degli Stati membri. In applicazione dell'articolo 13 del Trattato di Amsterdam, nel 2000 sono state adottate alcune direttive contro la discriminazione, fornendo così un forte impulso e un quadro istituzionale alla lotta contro la discriminazione dei Rom. La Commissione dovrebbe studiare il modo di estendere la legislazione comunitaria al fine di tener conto della situazione dei Rom, ad esempio attraverso l'adozione di una direttiva contro la segregazione. Inoltre, l'integrazione dei Rom dovrebbe costituire una priorità nel quadro dei fondi strutturali.
5.3 Per i casi in cui la questione dei Rom rientra nelle competenze degli Stati membri, un approccio attuabile ed efficace è stato elaborato negli anni Novanta con il metodo aperto di coordinamento (MAC). Il Comitato propone pertanto di basarsi sul MAC ed estenderlo anche alla questione delle minoranze, in particolare l'integrazione dei Rom. Si propone che come primo passo si prenda in esame la situazione dei Rom nei diversi processi esistenti del MAC (in particolare quelli dell'occupazione, dell'inclusione sociale e dell'istruzione). Il MAC e i suoi strumenti possono venire utilizzati congiuntamente dagli Stati membri per individuare i modelli di buone pratiche e per passare in rassegna nel contempo progetti globali o progetti di base incentrati su comunità locali. Per conseguire risultati positivi e duraturi questi progetti devono essere intersettoriali e mettere a punto piani d'azione che coinvolgano tutte le parti interessate, in particolare le organizzazioni dei Rom, e che siano caratterizzati da impegno, attività, valutazioni, riscontri e meccanismi di diffusione; essi devono inoltre essere sostenuti da finanziamenti adeguati, anche a titolo dei fondi strutturali. Il Comitato è convinto che il MAC rappresenti un'ottima possibilità per risolvere efficacemente numerosi problemi legislativi, sociali, ma anche emotivi di ordine storico, delle minoranze e in particolare dei Rom.
5.4 La costituzione di una rete funzionante di cooperazione tra tutti gli attori interessati sarà un fattore decisivo per la buona riuscita delle attività. Il Comitato ha già dato prova del suo valore aggiunto in quanto ponte con la società civile organizzata in numerose occasioni e si impegna a dare il suo contributo tramite una cooperazione istituzionalizzata, e quindi duratura, anche per risolvere la questione dell'integrazione delle minoranze, in particolare dei Rom.
5.5 Il convegno di alto livello sull'inclusione dei Rom previsto dalla Commissione per il mese di settembre offrirebbe un contesto adeguato per discutere pubblicamente le proposte della Commissione volte a migliorare l'efficienza delle politiche nazionali e comunitarie e per prendere le prime misure concrete nel quadro del processo suddetto.
In quest'occasione il Comitato potrebbe presentare le misure concrete che intende attuare per dare seguito al presente parere.
Si dovrebbero programmare anche forme di cooperazione con i media che perseguano obiettivi di lunga durata e che non si limitino a riferire fatti di attualità isolati.

6. Osservazioni conclusive

6.1 In un primo momento il Comitato aveva avviato i suoi lavori in occasione dell'Anno europeo delle pari opportunità per tutti ma, di comune accordo con la Commissione, ha successivamente deciso di svolgerli nel contesto dell'Anno europeo del dialogo interculturale.
La cultura, così come la intende il Comitato, quale processo che abbraccia tutti gli aspetti della vita, quale adesione a valori condivisi e «stile di vita» comune, è un fattore di comprensione indispensabile se si vuole raggiungere una migliore integrazione in tutti i campi; essa combina infatti la razionalità e l'emotività e offre così un approccio globale alla risoluzione dei problemi.
Questa dimensione sociale della cultura contribuisce a fare del dialogo interculturale uno strumento di pace e di equilibrio sia sul piano interno che verso l'esterno. Riferendosi alle minoranze e in particolare ai Rom, ciò significa che il dialogo interculturale è il mezzo migliore per eliminare gradualmente gli stereotipi
alimentati per secoli e basati sulla diffidenza, sulle prevenzioni, sull'incomprensione, affinché in un clima di rispetto reciproco si possa trovare insieme una forma di integrazione accettabile per entrambe le parti, sostenuta da un solido quadro legislativo.
6.2 Il Comitato esprime la speranza che prima della fine dell'Anno del dialogo interculturale prendano forma i primi interventi concreti per mettere in pratica le sue proposte, che — almeno in parte — dovrebbero poi venire realizzate nel quadro del 2009 Anno europeo della creatività e dell'innovazione, e anche nel quadro del 2010 Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale.

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