mercoledì, 28 gennaio 2009
Contro il Palermo la Roma ritrova Totti dal primo minuto e mette in castigo Panucci, optando per la linea dura dopo il 'grande rifiuto' del difensore di sedere in panchina domenica a Napoli. Del resto, neanche il caso-Panucci riesce a guastare il clima di una squadra che, dopo la crisi di avvio di stagione, ormai sembra lanciatissima.

LUCIANO SPALLETTI


La societa', d'intesa con il tecnico, ha dunque scelto il pugno duro con Panucci. ''L'A.S. Roma - chiude la nota letta dal direttore sportivo Daniele Prade' - censura, non ammette e non tollera tale tipo di comportamenti''. Inflessibile Spalletti: ''Prendendo atto della volonta' del giocatore di non voler essere a disposizione, non sara' tra i convocati. Lui ha parlato di rispetto, ma Christian il rispetto lo riconosce solo se gli dai la maglia da titolare, sempre. Lo ha tolto invece a me, perche' non ha rispettato il mio ruolo e la mia scelta e lo ha tolto ai compagni non andando a sedersi in panchina dove c'erano giocatori come Totti, Aquilani e Perrotta''. ''Problemi di personalita' con me? - continua il tecnico - Questo l'ho appreso dai giornali, a me non ha mai detto niente eppure mi sembra di essere sempre aperto al dialogo''.
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mercoledì, 28 gennaio 2009
Il licenziamento può anche diventare un'occasione per reinventarsi il lavoro. In particolare per i manager, infatti, la crisi ha solo accentuato un fenomeno che è in atto da alcuni anni e che vede sempre più spesso il dirigente uscire dall'azienda e indossare l'abito professionale del consulente. «Una scelta che per volontà o necessità porta gli ex dirigenti a riciclarsi nella figura del cosiddetto "manager atipico" o "colletto solo", spiega Giorgio Ambrogioni, presidente di Federmanager.

Nel 2008, secondo le stime di Manageritalia, su dieci mila dirigenti licenziati o spinti ad andarsene, 3.500 si sono dati alla consulenza: due mila lo fanno a livello continuativo e 1.500 solo ogni tanto. «Se l'economia non tira, le imprese iniziano a tagliare i costi a partire dai dirigenti – commenta Claudio Pasini, presidente di Manageritalia – professionisti che a 50 anni, una volta perso il ruolo manageriale, non trovano aziende disposte a riassumerli a causa di uno stereotipo tutto italiano per cui: il meglio l'hai già dato». E così l'ex manager o cerca di ricollocarsi in un'azienda, anche a costo di una dequalificazione delle proprie mansioni: «Sono 3.300 i manager che nel 2008 hanno ritrovato un incarico dipendente inferiore al precedente», commenta Pasini.

Come? Dopo un breve check up nel quale mette sul tavolo le proprie competenze, il "colletto solo" apre la propria agenda e inizia a sfruttare tutte quelle conoscenza acquisite in anni di esperienza manageriale. Il network è fondamentale per stilare una lista di possibili clienti a cui offrire i propri servizi consulenziali. Quali? «Usi il bagaglio culturale di competenze acquisito negli anni di dirigenza», spiega il presiedente di Manageritalia, «Se sei stato direttore finanziario farai il consulente finanziario».

Chi ha una forte specializzazione rimane nella stessa area di influenza, chi invece ha capacità manageriali che vanno dalla gestione delle risorse umane all'organizzazione, può cambiare settore. «Se un manager è specialista nell'Information technology venderà il suo know-how e non si trasformerà certo in consulente Hr – commenta Pasini – insomma fai di necessità virtù».

Le competenze acquisite in azienda come manager diventano quindi la moneta di scambio offerta alle piccole imprese, che sono sempre più alla ricerca di innovazione e professionalità. Secondo un'indagine fatta nel 2008 da Federmanager e Federprofessional dal titolo "Attese e problematiche dei manager atipici", si registra infatti che proprio «le skill acquisite in azienda» siano tra i fattori determinanti per il successo nel lavoro autonomo (44% degli intervistati), al secondo posto c'è la «rete di relazioni costruita nel tempo» (40%).

Fondamentale diventa quindi l'aggiornamento delle proprie competenze: «Se in azienda il sapere individuale si rinnova anche solo per osmosi, il libero professionista, lavorando da solo, deve cercare un interscambio culturale per non mettere a rischio il proprio tesoretto», chiarisce Ambrogioni. Ecco allora corsi, master e seminari per rinnovarsi continuamente. Se infatti per il 64,1% degli intervistati l'area di competenza spesso è la stessa, il 14,6% ha invece dovuto parzialmente modificare il proprio campo di azione, mentre il 15,5% del campione ha cambiato completamente le materie oggetto del nuovo lavoro rispetto a quello svolto in precedenza.

Molto dipende dalle possibilità che offre il mercato. Come spiega Marco Cecchini, direttore di Aldai (Associazione lombarda dirigenti aziende industriali). «L'ex manager – dice – prima trova la consulenza, poi in base alle prestazioni richieste, cerca di colmare il gap attraverso corsi di formazione ad hoc». Il più delle volte infatti il manager rimane nella propria ala professionale, «ma questo è un limite – commenta Ambrogioni – perché quando un'azienda prende un manager tende a specializzarlo in un solo settore, ma quando la piccola impresa prende un consulente cerca di far giocare alla stessa figura più ruoli».

Ecco allora la necessità di essere flessibili, ritenuta dal 63,1% degli intervistati da Federmanager, «una capacità di adeguarsi alle richieste del cliente e del mercato». Per questo davanti a una sempre più massiccia trasformazione di "colletti bianchi" in "colletti soli", le associazioni di manager e consulenti mettono a disposizione una serie di aiuti per affrontare meglio questo passaggio. «Spesso capita che molti manager vivano con ansia questo cambiamento, ma poi hanno successo e la consulenza diventa per loro la prima scelta», conclude Ambrogioni.

Fonte:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/01/manager-consulenti.shtml?uuid=26a424d8-ed1b-11dd-a20b-0bfe87f244c0&DocRulesView=Libero
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martedì, 27 gennaio 2009
  « La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»
http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria
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categoria:cultura, italia, storia, memoria, europa, diritti, valori, italiani
martedì, 27 gennaio 2009
Il Consiglio regionale della Lombardia, in apertura dei lavori assembleari, ha celebrato il 'Giorno della Memoria'. Il presidente del Consiglio, Giulio De Capitani, aprendo i lavori ha ricordato come nel luglio del 2008 fu approvata dal Parlamento con voto unanime l'istituzione del 'Giorno della memoria' e tutte le forze politiche "espressero un comune sentire e un comune impegno".

"La data del 27 gennaio -ha ricordato De Capitani- fu scelta come ricorrenza del giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz per fermare l'orrore di una delle pagine piu' crudeli ed avvilenti della storia dell'uomo. Merito di questa giornata -ha sottolineato De Capitani- e' proprio quello di ricordare tutte le vittime di quell'eccidio, di aiutarci a non dimenticare e, soprattutto, di aiutare le giovani generazioni a comprendere il presente e i suoi pericoli, affinche' non si ripetano aberrazioni come la Shoah".

"Sempre piu' nemerose sono le manifestazioni indette in questa giornata che meritano -ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale lombardo- la piu' partecipe attenzione da parte di cittadini e istituzioni. La memoria della Shoah vive nella coscienza di tutti noi e pur nel succedersi delle generazioni -ha concluso- e' nostro compito serbare il ricordo e sentire il peso degli anni cupi delle leggi razziali del nazismo".

Fonte:

http://www.libero-news.it/adnkronos/view/44474

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categoria:italia, memoria, italiani
martedì, 27 gennaio 2009
Il volto lordo di sangue, i vestiti strappati, la paura stampata in faccia. Una donna distrutta che urla di dolore e di terrore davanti ai poliziotti nel buio di via Andersen. "Gridava: non mi toccate, non mi toccate - ricorda la signora che abita al primo piano del civico 175, una delle poche che abbia sentito qualcosa nel fragore delle televisioni a tutto volume per Roma-Inter - Gli agenti cercavano di avvicinarsi, di soccorrerla ma lei aveva paura anche delle torce elettriche, continuava a ripetere non vi avvicinate, non mi toccate. E poi urlava: sono stati due romeni, erano due romeni...". "Sì, ripeteva come un'ossessa: erano romeni, erano romeni - aggiunge un ragazzo sui vent'anni, il viso che è una maschera di rabbia e furore - aveva tutti i capelli sulla faccia, il sangue le colava fino al mento... L'hanno portata via con l'ambulanza ma verso l'una è tornata con i poliziotti, molto più tranquilla, per un sopralluogo. L'avevano cambiata, era tutta vestita di nero, penso che avessero preso gli abiti per le prove scientifiche".


Primavalle, quartiere polveriera "Andiamo lì e li bruciamo tutti"
Un'immagine del Quartaccio

Romeni, dunque: quelli del campo abusivo a poche centinaia di metri dal luogo dello stupro, l'incubo di un quartiere, il Quartaccio, alle estreme propaggini di Primavalle, che materializza nel sue paure e minaccia vendette e rappresaglie. Eppure nei verbali di Luisa (nome, ovviamente, inventato) si parlerebbe di due nordafricani (l'ultima, traballante versione è di "stranieri dell'est di carnagione scura"). Forse una notizia "camuffata" ad arte dalla questura per evitare quello che si sussurra nei bar, negli androni, nelle piazzette, davanti alle lunghe teorie di case popolari, color ocra, scalcinate e fatiscenti, targate premiata impresa Romeo: "Stanotte andiamo lì e li bruciamo tutti".

Rabbia. Paura. Come a Tor di Quinto dopo l'assassinio di Giovanna Reggiani, brutalizzata e uccisa a forza di botte. Come alla stazione di La Storta dove una studentessa africana fu accoltellata e violentata in piena campagna elettorale. Come alla Nuova Fiera di Roma a capodanno: l'ultimo, traumatizzante stupro della capitale durante la Festa dell'Amore organizzata dal Comune. Come nelle zone isolate della periferia, da nord a sud, da Labaro alla stazione Ostiense, dalla Palmiro Togliatti al parcheggio del policlinico di Tor Vergata ma anche all'Esquilino, in pieno centro, nella fetta più multietnica e spesso più derelitta della capitale.

"Razzismo? E che c'entra? - s'arrabbia Paolo, mani da muratore, naso da Cirano, capelli scolpiti in un taglio anni 70, legnoso, duro, strafottente - io faccio il pittore edile, mi alzo alle 5, torno alle 6 e ogni settimana porto la pagnotta a casa. Fai il bravo? Ti rispetto. Ti ubriachi, rubi, dai fastidio alle donne? Prima o poi la paghi". "Tutti li dobbiamo bruciare" gli fa eco un diciassettenne vestito da rapper coi capelli rigurgitanti di gel e l'auricolare del Blue Tooth. Lui fa un gesto stanco che vuol dire: pazienza, sono ragazzi...

Signora col cane, un vecchio bastardone che peserà 40 chili. "Mica lo porto per difendermi, non si regge in piedi... Però qua c'è da aver paura sul serio. Quelli del campo qui sotto sono sempre sbronzi, frugano nei cassonetti, ti chiedono una sigaretta e attaccano coi complimenti untuosi: bella signora, bella... La notte se esco per far fare la pipì a Rambo non mi allontano dal portone". Coro di donne: "È uno schifo, bruciano i fili di rame rubato e la puzza di plastica dei rivestimenti ci ammorba casa, bisogna stare con le finestre chiuse anche d'estate. E buttano le schifezze dappertutto". L'immondizia, il degrado, i lampioni spenti (proprio ieri l'Acea ne ha rimosso uno, forse pericolante), le case popolari abbandonate a un lento, inarrestabile disfacimento: le mille lamentele di una periferia dimenticata che continuano con un leit motiv ripetuto cento volte a microfoni e taccuini: "Venite solo quando c'è un fattaccio... Ma noi in questo schifo ci campiamo tutti i giorni".

Coro di uomini: "I romeni sono i peggiori. Coi nordafricani niente da dire: non bevono, lavorano, si fanno gli affari loro. Polacchi ce ne sono stati ma pochi, anche loro si ubriacavano ma non davano fastidio. Questi non sentono ragione, va a finire che ci salta la pazienza e allora...". Ecco un ragazzo romeno alto e magro, un viso dolcissimo poco più che adolescente che se ne va verso il campo col suo trolley. Nessuno gli sbarra il passo: "Sono arrivato tre giorni fa perché qui c'è mio fratello - racconta in un italiano accettabile, senza diffidenze e senza paura - ieri sera al campo si sono ubriacati e si sono menati, poi sono venuti i carabinieri. Io domani me ne vado, non c'è lavoro, non c'è casa, che ci sto a fare?".

Fonte:
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/violenza-roma/bruciamo-tutti/bruciamo-tutti.html


Non mi piace soffiare sul fuoco, e non mi piace chi cavalca l'onda dell'insicurezza in campagna elettorale e poi si dimentica degli elettori e delle promesse fatte, se però le Autorità e la Magistratura non cominciano a dare risposte concrete ed efficaci (punizioni esemplari) rischiamo che la situazione ci sfugga di mano. Poi non ci venissero a raccontare che sono i soliti ragazzacci razzisti, non è il primo episodio che capita (Fini dal 1990 basava la campagna elettorale di AN su Roma avvertendo che c'era bisogno di sicurezza, ma nessuno lo ascoltava, a cominciare dal belloccio rutelli e dal pretucolo di sinistra veltroni), bisogna intervenire duramente per reprimere certi reati!

Non voglio sentire che il reo confesso per lo stupro di capodanno se la cavi solo con una tiratina d'orecchie...troppo facile così!

Poi bisogna anche cominciare ad attuare vere politiche di integrazione: se un immigrato ha un lavoro regolare, un contratto di affitto regolare, un'auto, una famiglia, etc. comincia ad avere qualcosa da perdere e non si dedica all'alcol e alla violenza bruta. I paesi del nord Europa in questo modo hanno risolto il problema delle frizioni e dei contrasti tra i cittadini nativi e gli immigrati: in Olanda e in Germania nei supermercati lavorano solo turchi. In Inghilterra indiani, pachistani, neri, etc. lavorano nei fastfood, nella metro, conducono i mezzi pubblici di trasporto, e così anche in Francia. Solo noi ci ostiniamo a far arricchire la Camorra e la Mafia con l'immigrazione!

L'immigrazione può essere un valore aggiunto, soprattutto per una popolazione di vecchi e malati come la nostra, ma deve essere controllata severamente e devono essere attuate politiche concrete di integrazione, non chiacchiere fini a se stesse.

I nord-africani sono più facilmente controllabili per via della religione (l'islam vieta l'uso di alcol e impone un grande rispetto, almeno formale, delle donne), i polacchi non erano un problema perchè sono un popolo molto cattolico, i cinesi li tiene a bada la mafia cinese (avete mai sentito parlare di violenze commesse da loro verso un italiano/a?! la mafia cinese li controlla anche nelle loro manifestazioni esteriori, perchè se cominciano a dare fastidio pottrebbero attirare l'ostracismo di qualche gruppo di pressione), ma i romeni,
anzi, i ROM come li controlli? Non hanno religione perchè il comunismo sovietico ha fatto il suo "dovere", rendendoli liberi dalla "schiavitù" della religione, ma poi non ha concluso l'opera rendendoli individui responsabili e inculcando loro l'etica. Non hanno possedimenti, perchè sono nomadi e ladri per cultura. Ne deriva che capiscono solo le punizioni severe. E allora che la Magistratura si muova di conseguenza, ne ha gli strumenti. Il codice penale, infatti, prevede che nell'applicazione della pena occorre considerare anche le inclinazioni personali del reo.
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venerdì, 23 gennaio 2009

NB: i miei commenti sono in verde!

Risoluzioni n. 7-00080 Oliverio, n. 7-00093 Negro e n. 7-00094 D'Ippolito Vitale: Crisi del comparto olivicolo-oleario.

TESTO UNIFICATO DELLE RISOLUZIONI APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La XIII Commissione,
premesso che:
il comparto olivicolo-oleario nazionale ha raccolto la sfida dei mercati internazionali, puntando sulla qualità del prodotto olio extravergine di oliva, attraverso un notevole sforzo finanziario con investimenti da parte delle aziende agricole;

(semmai gli investimenti li ha fatti il Ministero delle politiche Agricole MIPAAF, non le aziende agricole, e con i soldi pubblici, ossia i soldi dei pochi cittadini che pagano le tasse...in pratica l'attività degli olivicoltori italiani la paghiamo due volte: direttamente alla cassa del supermercato e poi attraverso il prelievo fiscale)


ciò nonostante, il comparto sta attraversando una grave crisi, a causa del continuo ribasso delle quotazioni del prezzo dell'olio extravergine nonché della siccità straordinaria che negli ultimi mesi ha interessato l'intero territorio nazionale;


Siccità? ma di cosa state parlando?! Per favore, aggiornate almeno i testi delle risoluzioni parlamentari, non fate solo un copia-incolla di quelle passate, almeno scrivete "straordinarie alluvioni"... oppure vi siete già dimenticati il livello storico raggiunto dal Tevere e  dall'Aniene e le piene dei fiumi del nord?! Senza parlare dei morti in Sardegna a causa delle alluvioni, o degli smottamenti in tutto il sud!


tale crisi sta producendo effetti preoccupanti sulla tenuta delle aziende e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali e appare del tutto anomala, poiché a un mercato di consumo in progressiva espansione corrisponde una produzione comunitaria sostanzialmente inalterata;
quella in corso è un'annata a cinque stelle per l'olio extravergine di oliva italiano: produzione abbondante, buona qualità, ma prezzi in picchiata;


Ovvio, è una delle regole basilari del Mercato: se aumenta l'offerta, ma la domanda rimane sostanzialmente stabile, il prezzo scende, è inevitabile! Ed è inevitabile anche il contrario: se l'offerta cala, ma la domanda resta sostanzialmente stabile, il prezzo sale! Ma nel PD non c'era il fior fiore degli economisti italiani?!


in poche settimane, in Puglia, in Calabria e nelle altre regioni produttrici, il prezzo dell'olio è sceso di ulteriori 40 centesimi, sfiorando i 2,7 euro al chilo; ancora più drammatico il costo delle olive sceso fino a toccare i 30 centesimi di euro al chilogrammo: si tratta di un crollo del 17 per cento del prezzo dell'extravergine di oliva a pochi giorni dall'inizio della campagna olivicolo-olearia;

Infatti il prezzo è ancora troppo caro!!! In Spagna i Futuros sull'olio lo danno già sotto la quotazione di 1,80€... e loro sono talmente bravi a lavorare che non solo ci pagano i costi, ma ci guadagnano pure!


è improcrastinabile, quindi, il monitoraggio di fenomeni che rischiano di annientare l'olivicoltura nazionale, vista la presenza di olio extravergine di oliva sugli scaffali della grande distribuzione organizzata, a prezzi assolutamente non plausibili;


Non plausibili? Ma come si fanno a scrivere certe idiozie?! Il Mercato fa le regole, se la materia prima cala, cala anche il prezzo del prodotto finito... come la benzina!

Sono i nostri agricoltori, boccaloni e cialtroni, che si sono affidati alle politiche sussidiaristiche, prima della DC e ora della Coldiretti, e non hanno saputo innovare e modernizzarsi per lavorare a costi competitivi con gli altri paesi produttori (su tutti la Spagna, ma tra poco anche il Portogallo)!


a rendere la situazione ancora più preoccupante è anche l'aumento di oltre il 30 per cento delle importazioni di prodotti comunitari ed extracomunitari con contestuale diminuzione delle esportazioni;


Questo contrasta con l'assunto iniziale che gli olivicoltori italiani sono bravi, perchè è indice del fatto che, non lavorando a prezzi competitivi, stanno perdendo posizioni di mercato!


il comparto olivicolo-oleario, alla stregua di quello latterio-caseario, non può non fruire di interventi similari a quelli adottati per la crisi del parmigiano reggiano e del grana padano;
la necessità di provvedimenti urgenti di questo genere nel comparto olivicolo-oleario si è fatta impellente: negli ultimi dodici mesi, infatti sei famiglie italiane su dieci, a causa della crisi economica e della erosione del potere di acquisto, hanno ridotto i consumi di pane, frutta, verdura e olio di oliva;
nel primo semestre 2008, si è avuta una caduta dei consumi dei prodotti legati alla dieta mediterranea superiore al 2,5 per cento; in particolare per l'olio di oliva si è registrato un calo del 5 per cento;
tale flessione ha avuto riflessi sugli olivicoltori, i quali hanno dovuto scontare, nel medesimo periodo, la forte crescita dei costi produttivi e degli oneri sociali e la contestuale diminuzione della redditività d'impresa;

Finalmente si scopre che, senza i sussidi, la nostra agricoltura non è in grado di andare avanti. Ma non ci si chiede il perché (che non sanno lavorare bene), si chiedono solo altri soldi!


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le organizzazioni professionali e cooperative agricole e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, unitamente alle amministrazioni regionali, provinciali e comunali della Puglia e della Calabria hanno sottoscritto una piattaforma unitaria, sottoposta al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nello scorso novembre;
nell'ambito della legge n. 205 del 2008, di conversione del decreto-legge n. 171, recante misure urgenti per il rilancio competitivo del settore agroalimentare, il Parlamento, su proposta della XIII Commissione Agricoltura della Camera, ha approvato, come prima misura a sostegno del settore olivicolo-oleario, uno stanziamento di 2,6 milioni di euro per la realizzazione di una campagna istituzionale di promozione diretta a favorire il consumo dell'olio extravergine di oliva, in particolare favorendo la conoscenza delle relative proprietà nutrizionali e salutistiche (articolo 4-quaterdecies);
le misure urgenti di cui ha bisogno il settore debbono essere indirizzate principalmente a sostenere il reddito delle imprese olivicole, debbono tonificare il mercato senza abbassare, ma anzi rilanciando l'immagine del made in Italy presso il consumatore italiano e straniero;

Non bastano i soldi che dal II dopoguerra ad oggi si sono presi, vogliono ancora di più... e non investono in tecnologie, ricerca, innovazione, NO, investono i nostri soldi (i soldi del contribuente) in promozione delle micro-produzioni locali, in modo che il fattore gino riesca a vendere la sua bottiglia a un prezzo esorbitante ancora per qualche anno, finché la legge del Mercato non lo spazzerà via!

impegna il Governo:

a proseguire nell'attuazione sollecita delle misure avviate, quali il pagamento immediato da parte della AGEA degli aiuti comunitari;
a proseguire nell'azione intrapresa presso le sedi europee affinché l'olio extravergine di oliva sia inserito tra i prodotti da destinare agli aiuti alimentari per gli indigenti;
ad attivare le misure previste dalla legge n. 102 del 2004, sulle calamità naturali, nonché ad adottare le ulteriori misure, anche di natura normativa, volte alla fiscalizzazione degli oneri sociali per le imprese che occupano manodopera, con particolare riferimento alle zone dell'Obiettivo 1 (convergenza), dove avviene la maggior parte della produzione italiana, ovvero allo slittamento delle scadenze fiscali e creditizie;


Quindi vogliono aiuti (cioè soldi pubblici) senza però dover pagare le tasse!!! Assurdo, oltre ad essere arroganti e presuntuosi (al limite dell'estorsione),  sono anche sfacciati!


ad applicare il decreto 9 ottobre 2007, sull'obbligo dell'indicazione in etichetta dell' origine dell'olio extravergine di oliva


In palese violazione del Regolamento (CE) n. 1019/2002 sull'etichettatura dell'olio. Questo porterebbe all'apertura di un'ennesima procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, con relative sanzioni pagate, ancora una volta, con i soldi pubblici, quelli nostri, del contribuente!


ad attivare un'adeguata rete di controlli a garanzia della regolarità e della trasparenza della materia prima, della vendita e della distribuzione del made in Italy;
ad avviare una sistematica campagna di controlli soprattutto presso i centri maggiormente a rischio, come le raffinerie e le centrali di stoccaggio, facendo sì che la campagna di controlli si occupi anche delle vendite promozionali presso la grande distribuzione di oli presentati come made in Italy e venduti non al di sotto del costo di produzione;
a istituire, attivando tutti gli enti preposti, un tavolo di coordinamento permanente per i controlli sulle sofisticazioni e sulle frodi e per il monitoraggio sulla legittimità delle importazioni di olio;
a promuovere un accordo di filiera con la grande distribuzione per la promozione delle vendite di olio extravergine certificato e tracciato (dunque autenticamente made in Italy) con appositi spazi presso le strutture di vendita della GDO


La GDO funziona così: se il signor Barilla vuole vendere la sua pasta sullo scaffale di un supermercato, deve concludere un contratto nel quale la GDO pretende sconti per le grandi quantità acquistate e distribuite. Quindi il signor Barilla deve "pagare" una contropartita per stare sullo scaffale della Coop, dell'Esselunga, di Ochan, etc.

Imporre alla GDO di allestire uno spazio all'interno dei loro punti vendita per  promuovere la vendita di prodotti che poi non comprerà nessuno - perchè hanno un prezzo eccessivo - vuol dire pagare la GDO per allestire lo spazio. Come la paghiamo la GDO? Ancora una volta con i soldi pubblici, del contribuente! Senza considerare il fatto che la dizione Made in Italy sull'olio è contra legem, semmai si dovrebbe dire 100% italiano!


a dare sollecita attuazione, in collaborazione con le regioni interessate, alla campagna promozionale di cui all'articolo 4-quaterdecies del decreto-legge n. 171 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del 2008, impegnandosi altresì a rendere strutturale tale campagna;
a promuovere la sottoscrizione di un accordo di filiera per l'utilizzazione degli oli lampanti a scopo energetico in modo da eliminare dal mercato quantità significative di un prodotto che, con opportuni artifici, viene illegalmente trasformato in


Pag. 127

extravergine anche qui con opportuni e rigidi accorgimenti di controllo delle materie utilizzate;


Finalmente una cosa intelligente: una via di guadagno alternativa per gli agricoltori, la produzione di energia. Questo sì che farebbe salire il costo della materia prima (vedasi fenomeno biodiesel e correlato aumento del prezzo di soya, mais e girasole)!


a istituire una sede di confronto nazionale e regionale con i soggetti della distribuzione per individuare strategie condivise di rilancio del settore.
(8-00026)
Oliverio, Negro, D'Ippolito Vitale, Servodio, Rainieri, Nola, Agostini, Beccalossi, Bellanova, Boccia, Bordo, Brandolini, Callegari, Capano, Marco Carra, Cenni, Concia, Cuomo, Dal Moro, De Camillis, Di Caterina, Dima, Fiorio, Fogliato, Gaglione, Ginefra, Grassi, Laganà Fortugno, Laratta, Lo Moro, Losacco, Lusetti, Cesare Marini, Marrocu, Minniti, Mario Pepe (PD), Ria, Sani, Trappolino, Vico, Villecco Calipari, Zucchi.

Fonte:

http://new.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/200901/0121/html/13/frame.htm?campo=//new.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/scommfr.asp?annomese=200901&commiss=13

Questa sarebbe l'alternativa a Berlusconi?!

Questo sarebbe il partito con ampio respiro internazionale che guarda a Barak Obama?!

Questa sarebbe l'opposizione innovatrice?! A parte la via energetica non fanno altro che chiedere sussidi!

Non ci meravigliamo se poi gli italiani continuano a votare per il cavaliere!

mercoledì, 21 gennaio 2009
Ebbene si, c'è chi può...
L'inno nazionale dopo il giuramento di Barack Obama (foto Ap/LAPresse)

 
   
 
...e chi non può!
veltroni_07_280x200.jpg

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mercoledì, 21 gennaio 2009
Per chi volesse,
ecco la versione youtube del discorso di Barack Obama:
http://www.youtube.com/watch?v=4b-xXzJ0ZnQ
http://www.youtube.com/watch?v=_-Sb420tWg4
http://www.youtube.com/watch?v=i5hlTuvvVfg
postato da: andrea1979 alle ore 14:38 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, ambiente, economia, usa , estero, obama
martedì, 20 gennaio 2009

E' OBAMA DAY. DECINE DI MIGLIAIA IN FILA DALL'ALBA


Il centro della capitale degli Stati Uniti e' da alcune ore una gigantesca area pedonale super protetta e a sei ore dal giuramento di Barack Obama come 44/o presidente, e' in corso un afflusso continuo di gente a piedi, in metropolitana e su autobus autorizzati. Le linee della metropolitana cittadina hanno cominciato a venir prese d'assalto alle 4 del mattino - le 10:00 in Italia - da decine di migliaia di persone, armate di biglietti speciali dell'Inauguration con il volto di Obama (gia' diventati oggetti da collezione).

Treni e stazioni, tutti presidiati dalle forze dell'ordine, alle 5 del mattino erano gia' al massimo della capacita' di traffico. Lungo le varie vie di accesso al Mall e a Pennsylvania Avenue, i due punti-chiave delle celebrazioni odierne, e' in marcia un popolo variopinto, dove spiccano giovani arrivati da ogni parte dell'America, ma anche un gran numero di afroamericani, spesso avanti negli anni, che sfidano una temperatura poco sotto lo zero. Dagli alberghi della prima periferia sono uscite, ore prima dell'alba, un gran numero di signore nere arrivate dagli stati del Sud, avvolte in elaborate ed eleganti mantelle e protette da passamontagna e cappelli rigorosamente con il logo di Obama. Le code ai posti di controllo della sicurezza per accedere ai luoghi delle cerimonie si sono fatte subito molto lunghe a Pennsylvania Avenue, nei pressi della Casa Bianca e nella zona intorno al Campidoglio, dove avviene il giuramento. Bancarelle con gadget presidenziali sono comparse dovunque nelle strade, mentre nei locali dove si distribuisce caffe' caldo sono molte le persone reduci da una notte in bianco, complice l'apertura prolungata dei locali cittadini.

NELLA NOTTE GIA' IN FILA PER VEDERE CERIMONIE
WASHINGTON - Ancora prima dell'alba decine di migliaia di persone hanno cominciato ad allinearsi a Washington davanti ai punti di controllo che danno accesso alle cerimonie per l'insediamento di Barack Obama. Le misure di sicurezza sono eccezionali, con soldati della Guardia Nazionale, in tuta mimetica, dislocati ovunque nella capitale intorno alla 'zona protetta': l'area di Capitol Hill (il parlamento) ed il percorso della sfilata lungo la Pennsylvania Avenue. Oltre un milione di persone sono previste a Washington per partecipare alle celebrazioni dell'Inauguration Day. La 'K' Street, ancor prima del sorgere del sole, era diventata un grande mercatino, con centinaia di bancarelle che gia' espongono souvenirs di Obama: dalle immancabili magliette ai cappelli di lana, utili oggi per assistere agli eventi ad una temperatura prevista leggermente sottozero. I ponti che dalla Virginia collegano il traffico alla capitale sono stati chiusi nella notte alle auto: chi vuole raggiungere Washington puo' farlo solo in autobus, in bicicletta o a piedi.

Il presidente eletto Usa Barack Obama, che durante la campagna elettorale aveva evitato il tema razziale, in una intervista al Washington Post apparsa stamani parla della sua razza come di una opportunità per superare le differenze. "C'é una intera generazione che crescerà dando per scontato che il più importante ufficio al mondo è occupato da un afroamericano - ha detto Obama -. Questa è una cosa radicale. Cambia il modo in cui i bambini neri guardano a se stessi. E cambia anche il modo in cui i bambini bianchi guardano ai bambini neri. Io non sottovaluterei la forza di questo". "Quello che io spero di modellare - ha aggiunto Obama - è un modo di interagire con le persone che non sono come te e non sono d'accordo con te, che cambi il carattere della nostra politica". I rapporti fra le razze per Obama "diventano un aspetto di un problema più ampio nella nostra società, cioé che noi abbiamo una società differenziata e complicata, dove la gente ha un sacco di differenti punti di vista".

Uniti nel nome di Martin Luther King

di Luciano Clerico

Prima imbianchino per un giorno, in maniche di camicia in nome di Martin Luther King; quindi in smoking la sera, per una serie di cene di gala assieme al suo ex avversario alla Casa Bianca, John McCain: il presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama ha trascorso così la vigilia del suo insediamento alla Casa Bianca. Obama ha voluto celebrare simbolicamente tanto il Martin Luther King Day, che in America è festività nazionale, quanto lo spirito di unità che da esso discende e che il presidente intende seguire come stella polare del suo governo. E' con questo spirito che Barack Obama giurerà come 44/mo presidente degli Stati Uniti d'America. A mettere la mano sulla Bibbia che fu di Abramo Lincoln e a giurare fedeltà alla Costituzione che discende dai Padri Fondatori non sarà tanto lui, Barack Obama, quanto "tutto il popolo americano, unito nel nome di Martin Luther King". Obama ha usato esattamente queste parole per spiegare alla nazione il significato del Martin Luther King Day.

"La sua vita fu al servizio degli altri. Se vogliamo onorare il suo insegnamento, per noi questo non deve essere solo un giorno di pausa e di riflessione, ma anche di azione". Per questo ha trascorso la giornata come volontario, andando a prestare servizio prima in un centro per giovani in difficoltà, dove in maniche di camicia si è trasformato in imbianchino e ha pitturato di blu alcune pareti. Poi - accompagnato da Michelle - é andato in un collegio di Washington a spiegare ad alcuni il valore dello spirito di servizio. Anche durante la visita a un ospedale militare dove sono curati alcuni soldati feriti in Iraq, ha ribadito lo stesso messaggio: "Chiedo al popolo americano di impegnarsi affinché gli sforzi di oggi si mantengano nel tempo. Noi tutti saremo insieme come un solo popolo. Saremo, insieme, di fronte allo stesso luogo in cui ancora riecheggia il sogno del dottor King. Ricordiamoci della sua lezione".  Obama ha poi partecipato a tre diverse cene di gala in onore di tre ospiti "molto speciali".

La prima è per il senatore John McCain, la seconda per l'ex segretario di Stato Colin Powell; la terza per il vicepresidente eletto Joe Biden. "Ognuno di questi veri americani - ha detto Obama - ha trascorso la sua vita al servizio del Paese, mettendo in ogni momento l'interesse della Nazione avanti a questioni di partito. Questo è esattamente lo spirito dell'obiettivo comune di cui abbiamo bisogno nell'affrontare il lavoro che ci attende". Parole che lo stesso McCain ha già detto nei giorni scorsi di condividere: "Voglio contribuire al successo del presidente. Non capita spesso nella storia - ha detto ai microfoni della rete tv Fox - che un presidente abbia di fronte a sé tante sfide quante quelle che attendono il presidente-eletto. E' dunque urgente per tutti noi fare quanto possiamo".

TUTTI AL LAVORO IN ONORE MARTIN LUTHER KING
di Cristiano Del Riccio

L'America ha reso omaggio a Martin Luther King in attesa di celebrare un altro evento storico: l'ingresso alla Casa Bianca del primo presidente afro-americano. E' stato lo stesso Barack Obama ad intrecciare oggi profondamente i due eventi invitando tutti gli americani a trasformare la festa nazionale dedicata al paladino dei diritti civili in un giorno di volontariato a favore delle loro comunità. "La vita di Martin Luther King fu al servizio degli altri - ha detto Obama visitando un ricovero per adolescenti senzatetto - Se vogliamo onorare il suo insegnamento questo deve essere per tutti noi non solo un giorno di pausa e di riflessone, ma anche di azione". Ed è stato lo stesso Obama a dare il buon esempio facendo l'imbianchino per alcuni minuti, in maniche di camicia, passando un rullo di vernice blu su una parete bianca del dormitorio per i giovani. Nello stesso tempo il suo vice Joe Biden faceva il carpentiere in un altro centro di volontariato mentre Michelle Obama, accompagnata dalle figlie, aiutava a confezionare pacchi dono per le truppe americane all'estero.

Nello stesso tempo il presidente George W. Bush, giunto al suo ultimo giorno pieno alla Casa Bianca, si lanciava nell'Ufficio Ovale in una raffica di telefonate di ringraziamento ai leader mondiali che più ha sentito vicini nei suoi otto anni di presidenza. Oltre al presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, Bush ha chiamato il premier britannico Gordon Brown, il presidente francese Nicolas Sarkozy, la cancelliera tedesca Angela Merkel e numerosi altri. Ci sono state telefonate anche col collega russo Dmitri Medvedev e col premier Vladimir Putin, nonché col leader georgiano Mikhail Saakashvili. Le telefonate miravano a dare a Bush la possibilità di "esprimere la sua gratitudine per la generosa ospitalità da lui ricevuta, insieme a Laura, da questi dirigenti nel corso dei suoi otto anni alla Casa Bianca", ha spiegato il portavoce del presidente, Gordon Johndroe. Le conversazioni sono avvenute in una Casa Bianca ormai deserta. Quasi tutto il personale dell'amministrazione Bush ha già restituito i tesserini d'identità e la famiglia Bush ha rimosso dalla residenza gli effetti personali. Bush ha inoltre annunciato la riduzione delle condanne a due agenti di frontiera americani, Ignacio Ramos e Jose Compean, che uccisero nel 2005 un trafficante di droga messicano che aveva varcato illegalmente il confine con un carico di marijuana. Il trafficante, che era disarmato, era stato ucciso mentre scappava.

E' tradizione per i presidente Usa giunti alla fine del mandato annunciare atti di clemenza a beneficio di persone condannate. I due agenti, condannati ad oltre dieci anni di carcere, hanno già trascorso due anni in detenzione. Usciranno di prigione entro un paio di mesi. Ad Atlanta la festa di Martin Luther King, oggi sarebbe stato il suo 80/esimo compleanno, è stata ricordata con una cerimonia nella Ebenezer Baptist Church dove il paladino dei diritti civili ha predicato per molti anni. Alla cerimonia ha partecipato una figlia, il reverendo Bernice King, mentre un altro figlio, Martin Luther King III, era oggi a Washington al fianco di Obama. Le celebrazioni di Martin Luther King hanno avuto una risonanza particolare a Washington, teatro di numerose marce di protesta e del famoso discorso 'I Have a Dream'. Numerose strade della capitale sono già chiuse in vista della cerimonia di insediamento di domani al Capitol e della sfilata lungo la Pennsylvania Avenue. La massiccia operazione di sicurezza è in atto mentre centinaia di migliaia di visitatori sono già arrivati a Washington per assistere ad una evento storico. Nelle strade della capitale uno
dei gadget più popolari è un distintivo rotondo con la scritta "Sono stato testimone della Storia".
postato da: andrea1979 alle ore 16:12 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 15 gennaio 2009
Dopo il precedente post (molto critico) relativo alla social card, che ho trovato sul portale di libero, ho deciso di dare il mio contributo.

Premetto che non mi sono interessato a tale tema per me (non possiedo i requisiti), ma per mio padre che ha 70 anni, è cardiopatico, invalido civile al 100% e costretto a stare a letto (di casa o dell'ospedale) per via della malattia. Quindi, per evitargli noiose e snervanti file e litigi con la burocrazia italiana, ho deciso di aiutarlo e di fare io stesso i previsti "giri".

Stamane mi sono recato presso il CAF di zona (che dovrebbe aprire alle 9:30, ma che purtroppo ha aperto alle 10 passate) per ottenere l'ISEE relativo al cud (dichiarazione dei redditi) di mio padre, primo step per ottenere la famigerata social card, in modo tale da velocizzare la pratica del rilascio.

Poi mi sono recato all'ufficio postale di zona per prendere il modulo di richiesta, dove mi hanno detto che loro non la rilasciano e che mi tocca andare alle poste centrali.

Poi ho chiesto se fosse possibile che io presenti la richiesta al posto di mio padre (magari con delega), dato che lui non si può muovere da casa ed è costretto a stare a letto. I funzionari delle Poste mi hanno detto, però, che la delega occorre farla all'INPS e che, comunque, se vado io a fare la richiesta della social card, la rilasceranno a me (che non ho i requisiti!), quindi ci dovrà andare mio padre di persona...ve lo immaginate un malato di cuore che, a malapena riesce a soddisfare le sue esigenze fisiologiche, che si mette in fila alle poste centrali per ore ed ore al fine di presentare la richiesta della social card?! Assurdo! Poi immagino che dovrà anche tornare dopo qualche tempo per ritirarla.

Ricapitolando, quindi, se non ci fossi stato io, mio padre, cardiopatico e invalido civile al 100%, avrebbe dovuto prima andare al CAF, poi all'ufficio postale, poi a casa a riempire il modulo (perchè in piedi alle poste si sarebbe sentito morire), poi alle poste centrali a presentare la domanda, poi tornare alle poste per ritirare la carta acquisti (così si chiama, in realtà, la social card)!

Questo vuol dire che chi ne ha veramente bisogno deve morire per averla (chi ha un parente malato ai livelli di mio padre dovrebbe poter capire a cosa mi riferisco).

Senza considerare, poi, che a quanto pare una volta su tre la carta è scarica (una sorpresa su tre sarà una di noi!) e quindi, dopo gli interminabili giri, le lunghissime ore di attesa, le numerose documentazioni richieste tocca anche mortificarsi perchè non ci sono i soldi, con la cassiera imbarazzata, i clienti del supermercato in fila alla cassa che sbuffano con un pizzico di finta compassione per il morto di fame che ha la social card per fare la spesa e che, per lo più, è scarica!

Mi chiedo, allora, per chi l'hanno fatta sta sòla card...solo per poterlo dire urbis et orbi, per fare qualche titolone di giornale...e l'opposizione non si è accorta di nulla? No, certo, perchè la sinistra in Italia non c'è più...in realtà ci sarebbe ancora, ma se non sta in Parlamento a succhiare i soldi pubblici con gli stipendi da parlamentare, non muove un dito!

Il chiarissimo Signor Presidente del Consiglio allora si informi bene prima di fare azioni a favore del popolo bisgnoso, lui che non ha mai dovuto fare la fila al CAF o alle poste per avere quaranta sporchi e sudati denari!

Le politiche di welfare sono utili se sono dirette al cittadino bisognoso, e non lo costringono a fare seimila giri per la burocrazia italiana con ore ed ore di fila e giornate perse (con la beffa, poi, di trovare la carta scarica), perchè questo si riversa sui familiari che, invece, dovrebbero lavorare.

Se il cavaliere vuole fare qualcosa per il popolo, prendesse spunto da Storace che quando era Presidente della Regione Lazio adottò un'iniziativa analoga con due differenze sostanziali: si trattava di un'una tantum di 900€, e i beneficiari non dovevano fare alcuna richiesta, tanto l'agenzia delle entrate sa tutto di noi contribuenti (vita, morte e miracoli) e sa anche chi ha un reddito minimo, quindi l'assegno arrivava a casa! Altrimenti non facesse nulla (soprattutto non ci prendesse per i fondelli) dato che poi l'uiniziativa di Storace ha contribuito ad aumentare i buchi di bilancio della Regione.

Alla fine, quindi, chi ha da fare non la chiede la social card, anche se possiede tutti i requisiti. Però i fondi sono stati stanziati ed erogati, qualcuno nella pubblica  amministrazione ci lavora e questo porta voti.

Berlusconi e Tremonti pensassero a governare in modo liberale, cioè facessero ripartire l'economia, dato che il mercato è fermo e la produzione industriale è in costante calo (chi pagherà altrimenti gli stipendi ai lavoratori dipendenti, e chi pagherà le tasse?! Dato che in Italia le tasse le pagano i
poveri cioè i dipendenti)...poi ci penseranno i socialisti a predisporre tutti gli strumenti di assistenza per i meno abbienti, cioè i famosi ammortizzatori sociali!

Info:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/10/social-card.shtml?uuid=916084e8-93bf-11dd-b691-b4862d432e11&DocRulesView=Libero
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=310067
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=42363&sez=HOME_ECONOMIA
postato da: andrea1979 alle ore 17:07 | Permalink | commenti (4)
categoria:italia, politica, sociale, italiani, governo, politicanti

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